Asfalto chiude per “tristezza”

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Leggete e meditate. Articolo di Redattore Sociale

Asfalto in vendita su ebay: provocazione per salvare il blog
“Il laboratorio artistico è già chiuso. Ora è a rischio anche quello informatico”. Massimiliano Salvatori del Centro diurno di via del Porto lancia un’asta ma dice: “Temo che i finanziamenti non basteranno per arrivare a fine anno”

BOLOGNA – “Chiuso per tristezza. Vendiamo al miglior offerente il blog Asfalto, così com’è”. Chi apre il sito del blog dei senza dimora di Bologna in questi giorni, si imbatterà in questo annuncio. Può sembrare una presa in giro, ma se si clicca sul link si verrà reindirizzati alla pagina di ebay in cui si vende “storico blog ben avviato sul sociale e il mondo delle persone senza dimora. In ottime condizioni”. La base d’asta è di 15 mila euro. “Ma, se ci fosse qualcuno interessato, c’è anche l’opzione compra subito” specifica Massimiliano Salvatori del Centro diurno di via del Porto.

L’idea di vendere sul web è venuta proprio a lui dopo che, a causa dei tagli ai finanziamenti da parte del comune di Bologna, ha visto chiudere il laboratorio artistico installato all’interno del centro. “La sua chiusura è un grave problema – spiega – perché alcuni utenti cronici o con difficoltà particolari che potevano sviluppare manualità e tattilità attraverso l’arte, non sono adatti al laboratorio informatico. Senza dimenticare che, anche quest’ultimo, rischia la chiusura da un momento all’altro”.

Il mancato rinnovo della convenzione tra il comune e la cooperativa sociale La Strada, che gestisce il progetto nel centro diurno, risale allo scorso 28 giugno. Da allora non molto è cambiato, anzi, secondo Salvatori “la situazione è peggiorata. Il comune – afferma – sembra in difficoltà, tanto che non sappiamo se riusciremo ad arrivare alla fine dell’anno con il laboratorio informatico”. Da qui l’idea dell’asta, “una provocazione, ma anche un modo per dire che cercheremo altre strade per portare avanti i nostri progetti”. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Link utile: http://www.viadelporto.splinder.com/

Nuove povertà

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Secondo l’Istat una famiglia italiana su tre risparmia sul cibo. Tg3 Linea Notte dedica uno speciale al tema delle nuove povertà: nel lungo servizio di Roberta Serdoz varie storie di persone che si sono trovate in strada perchè hanno perso un lavoro o perchè si sono trovate sole e un’intervista all’Avvocato Antonio Mumolo, presidente dell’associazione nazionale Avvocato di strada Onlus, che tutela i diritti delle persone che vivono in strada e che non potrebbero permettersi una tutela legale.

Guarda qui il video

Fonte: www.avvocatodistrada.it

“La notte” su “La vera cronaca”

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Un grazie di cuore per il bell’articolo a Pierfrancesco Palattella direttodel giornale La vera Cronaca

Dormire in piazza, una notte, sotto le stelle, per calarsi nella vita dei senza dimora e comprenderne più da vicino aspetti e problematiche; è questo lo scopo de ‘La notte dei senza dimora’ un’iniziativa molto interessante giunta alla sua undicesima edizione che si svolge ogni 17 Ottobre, giornata mondiale contro la povertà indetta dall’ Onu. Durante questa notte tutti i cittadini che lo vogliono, possono dormire all’aperto nella piazza di riferimento utilizzando sacchi a pelo e cartoni proprio come autentici homeless; il tutto per condividere e comprendere più a fondo la situazione di chi vive in queste condizioni, come ci spiega Girolamo Grammatico, volontario che lavora per i senza dimora e tra i coordinatori dell’ evento: “La Notte dei senza dimora è stata ideata 11 anni fa, la prima edizione si tenne a Milano; è una versione italiana dello ‘Sleep out’ che si fa in Europa e che ha una tradizione lunghissima. Infatti in molti paesi europei la contestazione si fa dormendo per strada; dato che il 17 Ottobre è la giornata mondiale contro la povertà indetta dall’Onu,in quella data da 10 anni focalizziamo l’attenzione sul disagio dei senza dimora; è un problema che ci portiamo dietro dagli anni ‘50 – ‘60, e che nonostante vari interventi di inclusione sociale non si è mai risolto.”
Importante sottolineare come l’evento, che è di portata nazionale ed ha iniziato a coinvolgere nel corso degli anni sempre più piazze italiane, sia totalmente gratuito e gestito da volontari che si riuniscono ed organizzano una notte tipo da presentare ai cittadini: “Quella notte ogni piazza che aderisce organizza un comitato cittadino, costituito da associazioni che si occupano di disagio, ed i volontari si riuniscono per organizzare un programma che comprende una cena sociale insieme ai senza dimora per strada, vari interventi di associazioni ed amministrazione, concerti. Alla mezzanotte tutti quelli che lo desiderano, muniti di sacchi a pelo, si fermano a dormire nella piazza proprio come fanno i senza tetto nella loro quotidianità. L’invito è rivolto soprattutto ai cittadini normali, non solo alle associazioni di volontariato.”

Coloro che decidono di dormire e provare questa esperienza riescono a calarsi per una notte nella realtà dei senza tetto ed a comprenderne più da vicino le problematiche: “La prima volta ho partecipato all’evento ero molto scettico – ci confida Girolamo Grammatico – lavoro da 11 anni per i senza dimora a Roma e mi sembrava un’ iniziativa poco utile; poi quando andai al lavoro, il giorno dopo aver dormito per strada, mi accorsi che avevo un affaticamento diverso dal normale, non come quello dovuto ad una qualunque notte insonne, mi facevano male tutte le ossa, ero molto più irascibile. Ecco, questa esperienza mi è servita a rivalutare un po’ tutto quanto.” L’unica pecca di questo evento, a giudicare dalle edizioni passate, sembra essere la ancora scarsa partecipazione della gente: “È un evento che c’è da 10 anni; l’affluenza è sempre stata consistente tuttavia quando arriva la mezzanotte ed il momento di restare a dormire all’aperto si è sempre molto pochi. Lo scorso anno eravamo solo 42, teniamo conto che a Londra quando si organizza uno ‘Sleep out’ si raggiungono le 300 / 400 persone che trascorrono la notte dormendo all’aperto.”
Ma come ci si avvicina a questo mondo ed in che modo si agisce per evitare di urtare la suscettibilità dei senza tetto? Ci spiega Grammatico: “Il metodo nostro è quello di scegliere una piazza dove dormono i senza dimora; un mese prima dell’ evento andiamo, una sera a settimana, in quella piazza a prendere contatti con loro, ci avviciniamo lentamente spiegandoli il nostro progetto, cercando sempre di non invadere il loro territorio e la loro privacy. Agendo così la cosa funziona, se avessimo operato organizzando tutto in un unica giornata, quella dell’evento, sarebbe stato un po’ come esercitare una violenza, una sorta di irruzione nel luogo dove questa gente vive.”
Un approccio graduale quindi, per non urtare la suscettibilità di chi vive in condizioni di emarginazione che potrebbe sentirsi sbalzato al centro dell’attenzione improvvisamente, dall’oggi al domani; il che rischierebbe di apparire come semplice operazione di facciata e non come un voler effettivamente risolvere i problemi. Operazione, quest’ ultima, nella quale spesso incappano le amministrazioni locali: “Le amministrazioni non dicono mai di no al progetto, però poi per ottenere quello che chiediamo, che non sono mai soldi ma bensì servizi, dobbiamo farci in quattro; la macchina burocratica rallenta sempre la buona volontà. Il sostegno formale ci è sempre arrivato, in piazza sono sempre venuti e due parole le hanno sempre dette; tuttavia il sostegno pieno non siamo mai riusciti ad averlo; l’impegno di trovare un punto di incontro, un dialogo con le associazioni per far si che questo sia un evento a lungo termine e non uno spot di una sera, quello è sempre mancato.”
Lo scopo dell’ evento, infatti, non è e non potrebbe essere quello di risolvere un problema così grande in una serata,ma è di metterlo in risalto agli occhi dell’ opinione pubblica, focalizzare la lente su un aspetto della società che non si può fingere di non vedere; a questa serata dovrebbero poi far seguito politiche adeguate e soluzioni efficaci: “questo evento non è risolutivo – conclude Girolamo Grammatico – serve a sensibilizzare i cittadini normali che non conoscono il problema o magari lo conoscono da lontano; la finalità è sensibilizzare, informare, condividere. Venire con noi e trascorrere una notte dormendo per la strada è un modo efficace per calarsi nei panni di questa gente in modo da comprenderne meglio la drammaticità della situazione e magari cambiare atteggiamento nei loro confronti.”
Un antico proverbio dei Pellerossa, gli indiani nativi d’America, recitava: prima di giudicare un uomo, cammina per tre lune nelle sue scarpe.

Un concorso letterario per raccontare la vita di chi non ha casa

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Un appello alle realtà sociali: carta, penna e storie di vita. Anche Redattore Sociale parla di noi

ROMA – Un concorso di narrativa e poesia per riflettere sulla questione di chi non ha casa: ecco la novità della “Notte dei senza dimora”, giunta quest’anno alla sua decima edizione. I partecipanti al concorso dovranno narrare, in prosa o rima, la vita di una persona senza dimora. Le prime cinque opere selezionate verranno incluse in un’antologia scaricabile on-line, il cui ricavato servirà per finanziare la manifestazione, e le due opere premiate saranno lette durante l’evento. “Nel corso degli anni ci siamo avvalsi di vari strumenti per promuovere la manifestazione: arte di strada, teatro, mostre fotografiche – spiega Girolamo Grammatico, volontario della Casa di Cartone, una delle associazioni che partecipano al coordinamento per la Notte dei senza dimora. – Quest’anno abbiamo pensato a una maggiore partecipazione dei cittadini. Da qui l’idea di coinvolgerli in un percorso di riflessione, culminante nella produzione di racconti sulla vita di un senza dimora”. “Non ci sono premi – sottolinea Grammatico –. L’obiettivo della Notte è informare e sensibilizzare i cittadini, e così anche quello del concorso: far sì che le persone che partecipano prendano consapevolezza della situazione di chi vive in strada”.

La manifestazione nasce a Milano nel 2000: prendendo spunto dall’Euro-sleep out, meeting nato negli anni ’90, Terre di Mezzo Onlus realizza la prima Notte dei senza dimora, in cui i cittadini, muniti di cuscini e sacco a pelo, si organizzano per dormire all’aperto. L’anno successivo l’iniziativa si allarga a Roma, coinvolgendo poi le piazze delle principali città italiane che, ogni 17 ottobre nella Giornata mondiale contro la povertà indetta dall’ Onu, vedono la presenza di numerosi cittadini pronti a dormire all’addiaccio. Alla base dell’iniziativa l’idea che la condivisione, anche se solo per una notte, di una situazione di precarietà abitativa avvicina i cittadini alle problematiche dei senza dimora, contribuendo a vincere timori e pregiudizi. Con il concorso, si vuole far sperimentare questa nuova prospettiva anche a chi, eventualmente, non dormirà in piazza il 17 ottobre prossimo, “ma avrà fatto comunque, scrivendo, delle proprie riflessioni sulla tematica – aggiunge Grammatico. – Nell’Anno europeo della lotta alla povertà – conclude il volontario – la sensibilizzazione appare sempre più importante, in un contesto di scarsità sia di fondi istituzionali sia di partecipazione cittadina”.

I lavori dovranno essere presentati entro il 12 settembre. Bando e informazioni al sito www.lanottedeisenzadimora.it/concorso-letterario/ (Serena Chiodo)

Homeless e penne sovversive – di Igiaba Scego

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La scrittrice Igiaba Scego parla di poi su L’UNITA’!

È nato un premio letterario che non premia nessuno. Non si vince nemmeno una spilla. Però a ben vedere è uno dei premi italiani più belli. Il concorso, la notte dei senza dimora (alla sua prima edizione: http://www.lanottedeisenzadimora.it/concorso-letterario/) è indirizzato a penne sovversive che si vogliono cimentare nel descrivere la vita di un homeless. «Si premiano solo le coscienze dei partecipanti», ci dice Girolamo Grammatico operatore sociale. «La poesia e il racconto giudicati vincitori saranno letti in piazza il 17 ottobre, in occasione della notte dei senza dimora. Per partecipare c’è tempo fino al 12 settembre». La notte di cui parla Girolamo nasce a Milano da un’idea di Terre di Mezzo in concomitanza con la giornata mondiale contro la povertà. A Roma si celebrerà quest’anno la decima edizione. Durante questa notte volontari e operatori sociali informano l’opinione pubblica su cosa significa essere senza dimora. «Abbiamo intenzione tra volontari, operatori e chiunque vorrà di fare uno sleep out, ossia impegnarci a dormire in piazza in segno di protesta e condivisione» – dice Girolamo- «ma non pensate al bivacco. Dopo mezzanotte ognuno prende il suo sacco a pelo, si sta zitti e si dorme. Per mettersi nei panni di chi lo fa per bisogno. Dormire con la gente che ti passa accanto, con i rumori, con la paura. E il giorno dopo si deve andare a lavoro o all’università senza passare da casa. Con la puzza addosso, il sacco a pelo sotto le ascelle e una faccia gonfia». Anche il concorso letterario (coordinato da Morgan Palmas) mira ad aumentare l’informazione sul tema. Su Facebook i partecipanti ricevono quotidianamente piccole pillole per eliminare i luoghi comuni. Non vincere nulla, alla luce di tutto questo, è il premio migliore che ci sia. Si vince quell’umanità che spesso ci manca.

Quando la penna è sovversiva

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KETTY SOVVERSIVA CONCORSO LA NOTTE DEI SENZA DIMORA

Hai tempo fino al 12 settembre per partecipare al concorso di poesia e narrativa LA NOTTE DEI SENZA DIMORA.
Scarica il bando qui e fai diventare la tua penna sovversiva!!!

Poesia e narrativa in concorso

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Cari volontari del web, ecco il primo concorso letterario che non premia gli scrittori, ma le coscienze. In occasione del decennale de La Notte dei senza dimora, potete, infatti, partecipare, con le vostre poesie e i vostri racconti, ad una nuova lettura della società degli “invisibili”. Lo scopo del concorso che vi proponiamo, infatti, è quello di sensibilizzare chi scrive impegnandolo nella riflessione sugli emarginati e di coinvolgere i lettori in questa grande meditazione virtuale fino alla data del 17 ottobre, momento in cui si passerà ad un’azione diretta: dormire in piazza in segno di protesta e condivisione.

Quindi leggete il bando, aprite un file word bianco e cimentatevi a guardare il mondo con gli occhi di chi vive sulla strada. Non è richiesta una capacità da nobel per partecipare, ma una normale sensibilità per le questioni sociali che ci affliggono!

Buona scrittura!

Il colore di un uomo – Nadia Lisanti

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Il colore di un uomo

Non ho tetto nè dimora
perchè vento più non smuova
le certezze di un inverno,
adagiate sul domani.

Che scompigli a passi alati
le certezze dei miei sogni,
perchè uomo
sono oggi,
ombra nuda di clochard.

The colour of a man

Not a roof, not a house
so the wind cannot rouse
the certainty of the winter,
lying back on the future.

That messes up whit winged steps
the caresses of my dreams,
’cause today l’m a man,
naked shade of clochard.

Una giornata da HOMEless

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Una storia vera, una storia raccolta per strada, una storia che si trasforma in racconto. Dalla realtà alla narrazione, ecco come l’arte della scrittura racconta il mondo degli “invisibili”. Esclusivamente per La Notte dei senza dimora un racconto di Maria Fusca, giornalista che si è occupata del fenomeno dei senza dimora nel territorio piacentino … restate sintonizzati… alla prossima puntata!

Alle 8 si sveglia. È il primo della casa dove dormono altre tre persone. Potrebbe rimanere steso più a lungo, e sì che è carico di tranquillanti, ma mettendosi nel letto alle 6 di sera, difficile che riesca a non riprendere coscienza. Ogni mattina ha bisogno di qualche istante per riprendere contatto con sé stesso. Guarda il muro vuoto, candido, l’hanno appena imbiancato ma sa che durerà poco, il tempo di rimbrattarlo di nicotina. Due pacchetti al giorno per quattro di esportazione senza filtro farebbero ingiallire anche la madonna. Fissa la libreria, mezza vuota, quattro assi di compensato dipinte di rosso con sopra pochi e sparuti libri dalle pagine macchiate, quelle non le hanno ridipinte. Qualcosa sugli alieni, un manuale di linguistica, una Bibbia, tre o quattro opuscoli dei testimoni di Geova.
Prima o poi te lo prendo io qualche libro decente.
Lo dice ogni volta che passa di lì una volontaria della cooperativa giovane e carina (la volontaria, non la cooperativa) ma poi puntualmente non sa cosa portargli, cosa potrebbe piacergli o forse semplicemente, se lo dimentica.
Fissa la tv spenta, il buio proveniente dalla cucina. Puzza di fumo e di piedi, gente che russa al piano di sopra, le persiane di legno grezzamente colorate. Una piccola leggera morsa alla bocca dello stomaco. Un pensiero informe. Un tempo, prima dell’ospedale, della strada, dei farmaci, dei trattamenti, si sarebbe chiesto come fosse finito lì. Ma quella era stata una stagione peggiore, di consapevolezza, e la consapevolezza si sa è una gran fregatura. Anni di allenamento al niente, a dormire 12 ore al giorno, o qualcosa di più e quintali e quintali di lexotan possono molto.
Si infila le ciabatte di plastica fiammanti. Rosse e verdi, da spiaggia, nei calzini grigio topo tirati su fino al ginocchio.
La volontaria minaccia sempre di bruciarglieli tanto sono orrendi (i calzini, e forse un po’ anche le ciabatte) ma lui non risponde. Quello che sta nelle scarpe non lo vede nessuno, le cose brutte non hanno bisogno di nessuna cura.
Si trascina verso la cucina. La nave con il vento in poppa impressa sopra “il fumo nuoce alla salute” lo guarda da sopra il frigo. Un’altra interminabile giornata da passare e già si sente stanco.
Lentamente, con movimenti scelti, prende la macchinetta dell’espresso dal lavandino lindo. Il giorno prima è passata l’assistente sociale. Passa tre volte a settimana e ogni volta, per tacito assenso, gli inquilini si attivano per farle trovare la casa in uno stato dignitoso. A nessuno piacciono le sceneggiate della dottoressa.
Apre la caffettiera, la svita. Si accende una sigaretta, tossisce, l’appoggia al posacenere. Riempie d’acqua il contenitore sottostante fino all’orlo, poi ci mette il filtro e fa cadere l’acqua in eccesso. Lo ribalta per essere certo che il livello del fluido sia proprio quello giusto. Si ferma, fa un altro tiro, ricolloca giù il cicco.
Sistema la polvere tostata. Un cucchiaino per volta, ogni volta leggera, per non farlo cadere.
Monta la le due parti metalliche e l’appoggia sul fuoco.
Un’operazione lunghissima.
Si siede e finisce di respirare catrame. Non che abbia veramente voglia di fumare ma non ha altro da fare. Arrivato a metà, la spegne.
Oggi niente assistente. La tazzina incrostata di zucchero e caffè rimane nell’acquaio che presto si riempirà di altre stoviglie. Oggi niente assistente, quindi niente doccia. Sono le nove passate, deve prepararsi e andare al lavoro. Prima di muoversi pensa sempre che non è necessario, che non se la sente di avere questo impegno tutti i giorni… tutti i giorni come si fa? fa paura anche a dirlo. E se una volta non gli va? Se arriva in ritardo, se poi non si ricorda come catalogare i prestiti? Ogni mattina teme che se non andasse, nessuno se ne accorgerebbe. Ma poi sa che non è così, non più almeno, lui non è più come Franco, quello del piano di sopra senza denti. Quello che ogni tanto arriva un assegno ma mai una visita, mai una telefonata, mai che esca.
Questa idea un po’ lo incupisce un po’ lo rasserena.
Si cambia i vestiti ma non completamente. La maglia del pigiama se la tiene sotto, non si sa mai, potrebbe fare freddo e anche i calzini color topo, restano quelli dentro le scarpe, come prima dentro le ciabatte e prima ancora dentro al letto e prima prima ancora dentro le altre scarpe.
Oggi niente assistente. Non si pulisce i denti e non si pettina, la sua piccola ribellione.
Esce piano nel gelo. Il clima è davvero rigido ma questa volta non pensa di non andare, anzi, si sente quasi eroico a sfidare la nebbia di quella piazza brinata e arrivare sul posto di lavoro. Un secondo di disorientamento, forse vorrebbe chiedersi come’è finito in questa città tanto lontana da casa sua, ripercorrere le tappe, la storia, i passaggi. Ma le riflessioni sono labili e ha già preso un paio di pastiglie, abbastanza da impedirgli di concentrarsi su qualunque cosa.
A testa bassa fa i cinquecento metri che lo separano dalla biblioteca. Guarda le nuvolette di freddo che gli escono dalla bocca ogni volta che espira, come si confondono nella nebbia. In testa un tiepido semplice vuoto.

In teoria alle 13 se ne può lasciare la scrivania, ma non sempre ne ha voglia.
Poca strada e poi casa tutta pastiglie e sigarette.
Resta lì, per riempire un po’ il pomeriggio, ha intenzione di fare sera, non vuole tornare prima delle 19, magari riesce a rincasare un po’ più tardi, a mettersi a dormire un po’ più tardi, a rimanere a letto un po’ di più, a guadagnare un po’ di tempo.
Alle 6 e mezza la ragazza del bancone gli si avvicina. “Oggi sei rimasto fino alla fine!non sei stanco?ora dobbiamo chiudere”.
Non si è mosso dalla sedia. L’intero giorno, seduto lì a fissare la gente, i libri i piedi, i piedi, la gente i libri. Il silenzio. Il tempo è passato e se ci riflette neanche si è reso conto di come.
Adesso si alza, prende la giacca ed esce.
Adesso ha una giacca.
Si alza ed esce.

Maria Fusca

DIRITTO ALLA FELICITÀ

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Credo di essere felice, che potrei far sentire felici tutti quelli che mi stanno intorno, anche i miei nemici”. Senza una casa, senza un lavoro, senza diritti, ecco cosa pensa della felicità una persona che non ha una dimora. Con il progetto DIRITTO ALLA FELICITÀ, Speranza Casillo, sensibile e bravissima artista, ha messo in circolo i pensieri felici. Condividi anche tu il progetto e fai girare la FELICITÀ!

Ciao
questo il link al mio nuovo progetto, si chiama DIRITTO ALLA FELICITÀ.

www.speranzacasillo.com/dirittoallafelicita

L’idea nasce dalla considerazione che se è vero che chi ci governa, chi ci istruisce, chi si prende cura di una nazione in fondo contribuisce a rendere questa nazione felice, allora è necessario chiedere a ognuno la propria idea di felicità affinché la ricerca di miglioramento possa tornare a mettere al centro la persona.
Ho fotografato fra gli studenti universitari, i ragazzi del popolo delle carriole de L’Aquila, gli immigrati di diverse etnie e con differenti storie personali, da professionisti a giovani lavoratori di Rosarno, persone senza fissa dimora, scrittori, musicisti, intellettuali, da Mario Monicelli, Don Andrea Gallo, Roberto Saviano, Padre Zanotelli e tanti altri .
Ad ognuno ho chiesto una foto e di scrivere una breve idea di felicità sulla foto stessa.
Lavoro a questo progetto da diversi mesi e continuerò a lavorarci per aggiungere altri visi e pensieri a questa raccolta.
È stato bello incontrare le persone e osservarle mentre ragionavano di felicità.
Qualcuno di loro è stato un incontro casuale, molti invece li ho scelti e corteggiati. Quello che è successo è che poi le persone sono diventate link per incontrare e coinvolgerne altre.
Non so se tutto questo scambio umano traspare nel progetto ma sono certa che fa bene far girare pensieri felici.

Se ti piace l’idea e hai un sito, un blog, una pagina facebook, myspace o flickr ,
fai girare i pensieri felici!:)

Questo il link
www.speranzacasillo.com/dirittoallafelicita

Grazie
Siate Felici!:)
Speranza