DORMIRE UNA NOTTE IN STRADA, UN GESTO PER DIRE NO ALLA MISERIA

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La Notte dei senza dimora, a Roma, è giunta, quest’anno, alla sua dodicesima edizione. Informare e avvicinare i cittadini e le amministrazioni sul fenomeno delle persone senza dimora, ma anche denunciare e condividere, prendendo parte alla protesta pacifica e dormendo in piazza, per una notte, al fianco di chi ha avuto meno fortuna nella vita. L’appuntamento con la Notte romana è per mercoledì 17 ottobre in piazza dell’Immacolata nel quartiere San Lorenzo.

Intrattenimento e convivialità per far passare con immediatezza il messaggio della Giornata Onu di lotta contro la povertà, che noi preferiamo chiamare Giornata del rifiuto della miseria: ciascuno può fare qualcosa, e si può fare con spirito gioioso e senza commiserazione.

Infine, tutti giù nei sacchi a pelo. Dormire sull’asfalto, disturbati dalle luci, dai rumori, dalle scomodità, insegna molto in primo luogo a chi decide di partecipare, aumentando la comprensione nei confronti di chi tutti i giorni è costretto a vivere senza un tetto sulla testa.

Programma
Ore 19:00 Cena sociale con la “Banda Popolare di Testaccio”

Ore 20:30 Saluti Istituzionali – ass. Guido Capraro [Politiche sociali Municipio III], Ass. Valentina Grippo [Cultura Municipio III], Presidente Municipio III, Dario Marcucci, Ass. Claudio Cecchini [Politiche Sociali Provincia]

Ore 21:30 Lettura del testo vincitore del concorso “La vita di un senza dimora”

Ore 22:00 Teatro Canzone: Maksim Cristan con la Spada

Ore 23:00 Concerto: Emilio Stella

Ore 00:00 Sleep Out: i volontari si prepareranno a dormire in strada.

Concorso “La vita di un senza dimora” – Vincitori

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La casa di cartone e Sul Romanzo sono lieti id decretare i vincitori del nostro concorso senza premi: La vita di un senza dimora.

Ci scusiamo con tutti per il silenzio stampa di questi giorni, ma a causa di numerosi imprevisti nell’organizzazione dell’evento romano e a causa dell’esiguo numero di testi giunti non abbiamo pubblicato la rosa di elaborati da votare online.

I testi vincitori saranno letti il 17 ottobre alle 21.30 in piazza dell’immacolata [Roma]

NARRATIVA

Potrei stare via per molto tempo - Marchetti Fausto

Il mio nome é Habib, stanotte ho dormito su un  vecchio materasso adagiato su pallets di legno di pino in un casolare abbandonato tra i vigneti di queste colline lombarde.

I topi hanno mangiato l’ultimo pane rimasto nella bisaccia, pensieri e  spasmi allo stomaco hanno distrutto il silenzio nel buio .

Le raffiche di vento contro la porta  risuonano nei miei orecchi come la burrasca che sferzava il nostro barcone nella traversata del mare di Sicilia una decina di anni fa.

Un cane abbaia alla luce del giorno in ritardo. Cammino sulla carreggiata erbosa e mi chiedo ad ogni respiro se c’è qualcuno che sa, se c’è qualcuno che se ne preoccupa, le mie tasche vuote dicono che non ho amici e questo  mi martella il  cervello e la pancia. Ho cercato  lavoro e  denaro camminando per miglia,  così affamato da  non saper mostrare un sorriso. Ho speso il mio ultimo euro per cinque pani che non ci sono più. Gli occhi si perdono in lontananza  su questa terra che non mi appartiene, niente mi appartiene qui, non ho un fazzoletto, un pezzo di carta, mi sfrego il naso gocciolante con la mano. Come un cane infreddolito ululo 
il mio nome, ma non conta niente, e la mia età ancora meno. Il mio paese si affaccia sul Mediterraneo, lì  mi hanno insegnato  ad obbedire alle  leggi e che  Dio é con noi. La ragione per continuare a vivere non l’ho mai capita ma ho imparato ad accettarla  con orgoglio perché non conti i morti quando hai Dio dalla tua parte.- – Il vostro  Dio non è il nostro-  dicono qui, e ci trattano come furono trattati gli ebrei;  siamo noi  da combattere, odiare, temere, cacciare, noi a  correre, nasconderci, noi a dover accettare tutto coraggiosamente. Non devi mai fare domande quando Dio è con te. Sono nato sul confine nord della Tunisia; mia madre si ammalò quando ero ancora bambino; sono stato cresciuto da mio fratello, fino a quando un giorno non tornò a casa, come mio padre prima di lui.   Mi aspettava un lungo inverno di fame, potevo vederlo dalla  finestra della mia bocca;
 i miei amici non avrebbero potuto essere più gentili  ma stavano peggio di me. Attraversammo il mare in primavera,  quando le tristi silenziose canzoni facevano raddoppiare il tempo, in attesa che il sole tramontasse. Ho perso la mia dignità per un qualsiasi straccio di lavoro percorrendo questa terra italiana da sud a nord, consumando i miei sandali,   stivato come un animale sui carri-bestiame. Ho raccolto arance, pomodori, limoni, munto pecore  e capre, pulito stalle  e   vetri delle macchine, venduto tappeti, collane e ciondoli sulle spiagge. Qui dove le fabbriche sono porta a porta, grazie all’aiuto di un amico trovai un lavoro e  iniziai a vivere  col sole alla finestra  mentre gli anni passavano bene con il piatto della mensa sempre pieno. Poi il lavoro diminuì senza ragione ad un turno di mezza giornata; diminuì ancora e la temperatura dell’aria congelò quando un uomo venne a dire che nel giro di una settimana la fonderia numero tre sarebbe stata chiusa perché  non rendeva abbastanza – è  più economico nelle città dell’Est-  lì, gli operai  lavorano quasi per niente. Nel  dormitorio che puzzava di alcol ognuno parlava tra sé e sé mentre  il silenzio andava aumentando, finché svegliatomi una mattina  compresi che il buon tempo era finito,  il suolo si stava raffreddando attorno a me. -C’é la crisi e voi ci portate via il lavoro- leggevo sulle facce degli uomini fuori dai bar. I vecchi sulle panchine del parco dicevano che l’intera città si stava svuotando di quelli come noi,  non c’era più niente qui che  mi potesse trattenere . Ho pregato il Signore lassù di mandarmi un aiuto. Mi ha mandato Moses, il muratore. Ha detto che se voglio lavorare mi devo svegliare presto perché ci vogliono due ore per arrivare sul cantiere; le quattro corsie dell’autostrada non bastano a smaltire i traffico in entrata a Milano. Al luogo stabilito, il mio sguardo incomincia a sfocare non appena giro la testa verso il punto dove il mio amico ed io ci dobbiamo incontrare,  fisso la strada, il marciapiede ed il segnale stradale. Non verrà?. Che ore sono?. Un inquieto ed affamato presentimento che non dice niente di buono, il pulmino dei manovali è già passato, mi sono svegliato maledettamente in ritardo. Forse no!  Non faccio a tempo a vedere la mia ombra proiettata sulla strada dalla luce dei fanali  della vettura sopraggiunta all’improvviso dietro di me. Uno schianto. Inghiotto l’urlo di dolore. Sto volando nell’aria di questo mattino di settembre. Non sento più le gambe, il cervello sta sanguinando, i miei occhi fissano un cielo color porpora.

Sto navigando verso il  mio unico vero amore.

POESIA
Senza fissa dimora - Bove Cristina
Di successive sottrazioni
dirne d’un altro giorno
intemperie comprese
e di sberleffi attivi sul suo conto
ne scrisse e cancellò
notti di crepacuore
un frego al muro
non per dimenticanza ma per dire
che l’acqua non inchioda i suoi zampilli.
Era la scrivania col doppiopetto
e la sua gonna un fiore di genziana
quando i silenzi aprirono ferite
quando i lutti la fecero ingrigire
orfana d’ogni amore
nel corpo arrugginito
e più nessuno c’era a farle luce.
È tutta in un carrello la sua vita
raminga sulla strada
un fiore morto nei capelli     un fiore
di plastica a fermaglio
il nero d’unghie che non le si addice
un nuovo tocco di vernice
va rasentando specchi di vetrine
tra gli abiti eleganti e i manichini
appare il suo riflesso: un fagotto di stracci
nomade tra le frange dei passanti
una scia di fuliggine sul viso
qualcuno storce il naso
lei cammina
ha gli occhi prosciugati e non sa dove
sarà rifugio il prossimo cartone
della sua casa a ore.

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Rai News 24

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Girolamo Grammatico [presidente de "La casa di cartone"], Frate Antonino [responsabile della mensa Sant'Antonio] e Andrea Piqué [responsabile dello sportello romano di Avvocato di Strada] sono stati ospiti della giornalista Emanuela Bonchino a Rai News 24 per parlare de “La notte dei senza dimora”.

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Programma Romano – 17 ottobre

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Ecco finalmente il programma romano de “La notte dei senza dimora”:

Programma
Ore 19:00 Cena sociale con la “Banda Popolare di Testaccio”
Ore 20:30 Saluti Istituzionali – ass. Guido Capraro [Politiche sociali Municipio III], Ass. Valentina Grippo [Cultura Municipio III], Presidente Municipio III,  Dario Marcucci, Ass. Claudio CECCHINI [Politiche Sociali Provincia]
Ore 21:30 Lettura del testo vincitore del concorso “La vita di un senza dimora”
Ore 22:00 Teatro Canzone: Maksim Cristan con la Spada
Ore 23:00 Concerto: Emilio Stella
Ore 00:00 Sleep Out: i volontari si prepareranno a dormire in strada.

Conferenza Stampa – Rassegna

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NSD Conferenza Stampa

Si è tenuta, a Roma, la conferenza stampa della Notte dei senza dimora 2012. Un grande inizio per la manifestazione che chiama a raccolta decine di saccopelisti in tutta Italia per dire no alla povertà.  Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno partecipato, in particolar modo a Eleonora Farnisi autrice dell’articolo su Paese Sera, Andrea Billau per il servizio su Radio Radicale e Mariaelena Finessi per il pezzo su Roma Sette.

La galleria fotografica è a cura del network di fotografi volontari Shoot 4 Change

Povertà Miseria e Ricchezza – Graziano Zoni

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Nella ricorrenza dei 100 anni della nascita dell’Abbé Pierre vorrei condividere con i nostri lettori alcune certezze che sono maturate dentro di me in tanti anni di vita e di impegno in Emmaus, molti dei quali accanto a Lui, approfondendo con Lui le “fondamenta” delle sue idee e delle idee che formano lo spirito e le azioni di Emmaus. Rileggiamo insieme, alcune frasi dell’Abbé Pierre, sulle parole che ricorrono più frequentemente ai giorni d’oggi e che considero fondamentali per il nostro Movimento: “Ogni Uomo si rende conto che questo ideale di Povertà come scelta di vita, tocca l’essenza stessa di quanto è necessario per qualsiasi città terrena, sia per il suo corpo che per la sua anima, sia per il tempo che per l’eternità. Qui sono in causa tutti gli equivoci e le illusioni che gli Uomini hanno accumulato attorno alle nozioni più essenziali, quali la felicità e la ricchezza, la povertà e la miseria, il possesso e il servizio. E tutto gira attorno al concetto di povertà, per cui è questa la nozione che bisogna in primo luogo chiarire Anzitutto, strappandola dalla confusione con la realtà della miseria. Lasciando infatti che si stabilisca una falsa identificazione fra la miseria e la povertà, assicuriamo a noi stessi la facilità di poterci sottrarre alle esigenze, certamente ardue ma necessarie, della povertà. Essere miserabili significa non poter essere Uomini, mentre accettare volontariamente e intelligentemente la povertà è proprio il contrario. La povertà è la condizione che permette, per se stessi e per tutta la comunità umana, di poter essere tutti pienamente Uomini, Persone. La povertà consiste nel rifiuto di essere felici senza gli altri. Io penso che molto spesso, in questo equivoco che mette insieme, come sinonimi, povertà e miseria, si spegne la luce che ci è stata portata dallo Spirito nelle beatitudini.” “Come deve essere allora concretamente una simile povertà vo lontaria, assolutamente opposta alla miseria, per aprire le sor genti della gioia per tutti? Essa è, anzitutto, volontà per «non avere di più per sé»,ma per poter servire dipiù, affinché tutti, compresi dun que noi stessi, possano «essere di più». In secondo luogo, è volontà di non nascondere nulla dell’uso che si fa di quanto si possiede. Si tratta di una perfezione che dif ficilmente si raggiunge e difficilmente si conserva integralmente, ma sì deve avere il coraggio di riconoscerlo: senza lo sforzo sempre rinnovato per restare fedeli a questo punto, nessuna povertà volontaria è mai riuscita a sfuggire ad una rapida decadenza. Infine (e questo terzo punto è il più facile, quando si è realiz zato il secondo), la povertà è volontà di ingegnarsi in ogni modo per servire per primi i più sofferenti, direttamente o indiretta mente, e di servire prima di se stessi chiunque soffra più di noi. Poveri che donano! Non che donano l’elemosina (spesso necessaria), ma che donano la pre senza e l’esempio, sostenendo, rialzando, formando. Poveri contagiosi di vero amore.(…) Solo questo tipo di povertà è in grado di guarire una società, poiché solo questo uccide la duplice vergogna, quella dei miserabili che mancano del necessario per vivere e quella dei privilegiati che sono falsamente felici senza gli altri. (…)” Nella nostra rivista e nella nostra vita abbiamo sempre cercato di non venirmeno ai chiari principi del nostro Fondatore. Ne è l’ultima prova il ricordo dei 100 anni, quando abbiamo invitato tutti ad un impegno per rendere illegale la miseria. Purtroppo, altri amici continuano a preferire l’impegno contro la Povertà. Viva la libertà! Ma speriamo che prima o poi trovino il tempo di riflettere seriamente. Così come, altrettanto seriamente, dobbiamo arrivare a riflettere sulla ricchezza. Anche qui si comincia a vederne ed a capirne la realtà, che ci fa sussultare di rabbia. Un amico mi ha segnalato, non certo per calmarmi, che il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che nell’ultimo anno sono ‘usciti’ dall’Italia ‘solo’ 250 miliardi di euro! Nell’attuale situazione di crisi, mentre per “salvare” l’Italia il Governo ha dovuto “divertirsi” con manovre “lacrime e sangue” per mettere a posto (!) i conti pubblici, un manipolo di disgraziati incoscienti esportano 250 miliardi di euro! Possibile che non riescano a metterli in galera e cominciare, finalmente! a far loro pagare quella “patrimoniale” di cui da tempo si parla, senza essere capaci di applicarla a chi di dovere? Come fanno i nostri governanti ed i nostri parlamentari a non capire l’umiliazione, la ‘rabbia’ di milioni di precari, disoccupati, pensionati a 500 € mensili, etc, conoscendo i dati diabolici dell’evasione fiscale e della speculazione finanziaria…A questo aggiungiamoci la spudorataggine (legale?) dei mostruosi ingaggi (intoccabili!) dei calciatori, scommettitori e non, e l’ingiustizia non potrebbe essere più ripugnante. Non pensate, amici lettori, che sarebbe proprio il momento di lanciare un campagna di pressione, almeno europea, per rendere illegale la ricchezza!

A seguire…

Scarica la RIVISTA EMMAUS 3_12

CONFERENZA STAMPA – 17 settembre

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CONFERENZA STAMPA
17 settembre  2012
Ore 15 Villa Pirandello, via Antonio Bosio 15/B,
Il 17 settembre, un mese prima della “Giornata mondiale per il rifiuto della miseria” riconosciuta  dall’ONU, il coordinamento romano organizzatore de “La notte dei senza dimora” terrà nella sala conferenze di Villa Pirandello [via Antonio Bosio 15/B,] alle ore 15 la conferenza stampa della XII Edizione dello sleep out più importante d’Italia.
Durante la conferenza verrà presentato il convegno “Le parole sono azioni” che si terrà nel centro d’accoglienza per senza dimora “Madre Teresa di Calcutta” [via Assisi, 39] il 6 ottobre, verranno comunicati i dati sul sostegno legale ai senza dimora da parte di Avvocato di Strada e sarà illustrato il pacchetto turistico per volontari “Social Box” promosso dalla “Mensa del Povero” delle Opere Antoniane.
Si concluderà con il lancio de “La notte dei senza dimora” XII Edizione con la proiezione di un trailer realizzato per l’occasione.
Interverranno: Girolamo Grammatico [presidente de “La Casa di Cartone”], Frate Antonino [responsabile de “La mensa del Povero”, Opere Antoniane], Andrea Piqué [coordinatore “Avvocato di Strada” Roma], Artigiani Digitali [comunicazione sensibile].
Per i giornalisti interessati sarà disponibile una cartella stampa col dettaglio di ogni evento sociale promosso.
Per maggiori informazioni:
website: www.lanottedeisenzadimora.it
email: info@lanottedeisenzadimora.it
cell.: 3923595273 / 3492668882

La casa di paglia

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Abbiamo intervistato il dott. Robazza dello studio BAG OFFICINA MOBILE per farci spiegare l’interessante progetto realizzato al Quadraro [Roma] sulla prima casa di paglia metropolitana. Come sempre l’obiettivo è quello di promuovere iniziative innovative, ecosotenibili e a basso costo [ma senza rinunciare alla qualità] nella speranza che qualche politico illuminato o qualche amministratore responsabile ne prenda nota per un possibile percorso sull’edilizia popolare.
L’intervista è scarna, ma in rete troverete tantissime informazione su quest’antica tecnica che potrebbe rivoluzionare il nostro concetto di casa!

Che cos’è una casa di paglia? Una capanna o una struttura abitativa a tutti gli effetti?
E’ una casa a tutti gli effetti. La prima cosa che viene in mente è la favola dei tre porcellini ed il lupo che pero’ ora andrebbe rivisitata. Sono case ecologiche, economiche e consentono un alto risparmio energetico.
Da dove nasce questa tecnica?
La prima casa di paglia è stata realizzata intorno al 1880 in Nebraska ed oggi è ancora abitata ed in ottimo stato. La tecnologia poi si è sviluppata in Nord America durante i primi anni del ‘900. Negli anni Ottanta è sbarcata in Inghilterra per poi arrivare in Italia nel 2005.
Quali sono le difficoltà maggiori?
Le difficoltà maggiori sono nel trovare consenso da parte di committenti e soprattutto da parte delle amministrazioni pubbliche poiché, essendoci ancora poche realizzazioni in Italia, c’è ancora molta diffidenza.
Una casa di paglia resiste al fuoco? Se sì, com’è possibile?
Una volta intonacata con circa 3 cm di spessore, la paglia è protetta e resiste a 1100 °C per 90 minuti quindi risponde alle normative antincendio europee.
Inoltre essento molto pressata non ha ossigeno al suo interno, manca quindi il comburente per innescare l’incendio.
È possibile costruirla in contesti urbani? È possibile allacciarla alla rete fognaria, alla rete idrica ed elettrica?
Stiamo costruendo in questi mesi la prima casa di paglia urbana, nel centro di Roma. Questa esperienza ci consente di affermare che è possibile. Tutti gli allacci sono realizzati esattamente come in una casa normale.
È antisismica?
La struttura a telaio in legno consente all’edificio di rispondere alle sollecitazioni del sisma in modo elastico, quindi ottimale. La paglia viene utilizzata per realizzare le tamponature e non incide in alcun modo nell’antisismicità della casa.
La casa di paglia è più economica di una casa in cemento? Di quanto!
Per realizzare un edificio con prestazioni energetiche simili a quello in paglia ma utilizzando materiali in commercio oggi sono richiesti mediamente 1800-2000 euro/mq, per una casa di paglia ce ne vogliono 1000-1300. Quindi il risparmio è notevole. Inoltre la paglia consente la traspirazione delle parete, cosa che il cemento non consente.
Una casa del  genere entra in conflitto con il mercato edilizio attuale?
Un po’ si. Il cemento è una parte molto consistente tra le voci di spesa di un cantiere tradizionale. Nei nostri cantieri questa voce è quasi inesistente. Chiaramente si alimentano invece altri mercati come quello del legno.
Secondo lei potrebbe essere un’idea per l’edilizia popolare?
Assolutamente si. Si potrebbero fare case popolari non solo economiche ma anche di alta qualità. Tra l’altro in Inghilterra, appena fuori Londra, è stato recentemente realizzato un quartiere popolare interamente in paglia.

Girolamo Grammatico