Archivio mensile per giugno, 2010

Una giornata da HOMEless

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Una storia vera, una storia raccolta per strada, una storia che si trasforma in racconto. Dalla realtà alla narrazione, ecco come l’arte della scrittura racconta il mondo degli “invisibili”. Esclusivamente per La Notte dei senza dimora un racconto di Maria Fusca, giornalista che si è occupata del fenomeno dei senza dimora nel territorio piacentino … restate sintonizzati… alla prossima puntata!

Alle 8 si sveglia. È il primo della casa dove dormono altre tre persone. Potrebbe rimanere steso più a lungo, e sì che è carico di tranquillanti, ma mettendosi nel letto alle 6 di sera, difficile che riesca a non riprendere coscienza. Ogni mattina ha bisogno di qualche istante per riprendere contatto con sé stesso. Guarda il muro vuoto, candido, l’hanno appena imbiancato ma sa che durerà poco, il tempo di rimbrattarlo di nicotina. Due pacchetti al giorno per quattro di esportazione senza filtro farebbero ingiallire anche la madonna. Fissa la libreria, mezza vuota, quattro assi di compensato dipinte di rosso con sopra pochi e sparuti libri dalle pagine macchiate, quelle non le hanno ridipinte. Qualcosa sugli alieni, un manuale di linguistica, una Bibbia, tre o quattro opuscoli dei testimoni di Geova.
Prima o poi te lo prendo io qualche libro decente.
Lo dice ogni volta che passa di lì una volontaria della cooperativa giovane e carina (la volontaria, non la cooperativa) ma poi puntualmente non sa cosa portargli, cosa potrebbe piacergli o forse semplicemente, se lo dimentica.
Fissa la tv spenta, il buio proveniente dalla cucina. Puzza di fumo e di piedi, gente che russa al piano di sopra, le persiane di legno grezzamente colorate. Una piccola leggera morsa alla bocca dello stomaco. Un pensiero informe. Un tempo, prima dell’ospedale, della strada, dei farmaci, dei trattamenti, si sarebbe chiesto come fosse finito lì. Ma quella era stata una stagione peggiore, di consapevolezza, e la consapevolezza si sa è una gran fregatura. Anni di allenamento al niente, a dormire 12 ore al giorno, o qualcosa di più e quintali e quintali di lexotan possono molto.
Si infila le ciabatte di plastica fiammanti. Rosse e verdi, da spiaggia, nei calzini grigio topo tirati su fino al ginocchio.
La volontaria minaccia sempre di bruciarglieli tanto sono orrendi (i calzini, e forse un po’ anche le ciabatte) ma lui non risponde. Quello che sta nelle scarpe non lo vede nessuno, le cose brutte non hanno bisogno di nessuna cura.
Si trascina verso la cucina. La nave con il vento in poppa impressa sopra “il fumo nuoce alla salute” lo guarda da sopra il frigo. Un’altra interminabile giornata da passare e già si sente stanco.
Lentamente, con movimenti scelti, prende la macchinetta dell’espresso dal lavandino lindo. Il giorno prima è passata l’assistente sociale. Passa tre volte a settimana e ogni volta, per tacito assenso, gli inquilini si attivano per farle trovare la casa in uno stato dignitoso. A nessuno piacciono le sceneggiate della dottoressa.
Apre la caffettiera, la svita. Si accende una sigaretta, tossisce, l’appoggia al posacenere. Riempie d’acqua il contenitore sottostante fino all’orlo, poi ci mette il filtro e fa cadere l’acqua in eccesso. Lo ribalta per essere certo che il livello del fluido sia proprio quello giusto. Si ferma, fa un altro tiro, ricolloca giù il cicco.
Sistema la polvere tostata. Un cucchiaino per volta, ogni volta leggera, per non farlo cadere.
Monta la le due parti metalliche e l’appoggia sul fuoco.
Un’operazione lunghissima.
Si siede e finisce di respirare catrame. Non che abbia veramente voglia di fumare ma non ha altro da fare. Arrivato a metà, la spegne.
Oggi niente assistente. La tazzina incrostata di zucchero e caffè rimane nell’acquaio che presto si riempirà di altre stoviglie. Oggi niente assistente, quindi niente doccia. Sono le nove passate, deve prepararsi e andare al lavoro. Prima di muoversi pensa sempre che non è necessario, che non se la sente di avere questo impegno tutti i giorni… tutti i giorni come si fa? fa paura anche a dirlo. E se una volta non gli va? Se arriva in ritardo, se poi non si ricorda come catalogare i prestiti? Ogni mattina teme che se non andasse, nessuno se ne accorgerebbe. Ma poi sa che non è così, non più almeno, lui non è più come Franco, quello del piano di sopra senza denti. Quello che ogni tanto arriva un assegno ma mai una visita, mai una telefonata, mai che esca.
Questa idea un po’ lo incupisce un po’ lo rasserena.
Si cambia i vestiti ma non completamente. La maglia del pigiama se la tiene sotto, non si sa mai, potrebbe fare freddo e anche i calzini color topo, restano quelli dentro le scarpe, come prima dentro le ciabatte e prima ancora dentro al letto e prima prima ancora dentro le altre scarpe.
Oggi niente assistente. Non si pulisce i denti e non si pettina, la sua piccola ribellione.
Esce piano nel gelo. Il clima è davvero rigido ma questa volta non pensa di non andare, anzi, si sente quasi eroico a sfidare la nebbia di quella piazza brinata e arrivare sul posto di lavoro. Un secondo di disorientamento, forse vorrebbe chiedersi come’è finito in questa città tanto lontana da casa sua, ripercorrere le tappe, la storia, i passaggi. Ma le riflessioni sono labili e ha già preso un paio di pastiglie, abbastanza da impedirgli di concentrarsi su qualunque cosa.
A testa bassa fa i cinquecento metri che lo separano dalla biblioteca. Guarda le nuvolette di freddo che gli escono dalla bocca ogni volta che espira, come si confondono nella nebbia. In testa un tiepido semplice vuoto.

In teoria alle 13 se ne può lasciare la scrivania, ma non sempre ne ha voglia.
Poca strada e poi casa tutta pastiglie e sigarette.
Resta lì, per riempire un po’ il pomeriggio, ha intenzione di fare sera, non vuole tornare prima delle 19, magari riesce a rincasare un po’ più tardi, a mettersi a dormire un po’ più tardi, a rimanere a letto un po’ di più, a guadagnare un po’ di tempo.
Alle 6 e mezza la ragazza del bancone gli si avvicina. “Oggi sei rimasto fino alla fine!non sei stanco?ora dobbiamo chiudere”.
Non si è mosso dalla sedia. L’intero giorno, seduto lì a fissare la gente, i libri i piedi, i piedi, la gente i libri. Il silenzio. Il tempo è passato e se ci riflette neanche si è reso conto di come.
Adesso si alza, prende la giacca ed esce.
Adesso ha una giacca.
Si alza ed esce.

Maria Fusca

DIRITTO ALLA FELICITÀ

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Credo di essere felice, che potrei far sentire felici tutti quelli che mi stanno intorno, anche i miei nemici”. Senza una casa, senza un lavoro, senza diritti, ecco cosa pensa della felicità una persona che non ha una dimora. Con il progetto DIRITTO ALLA FELICITÀ, Speranza Casillo, sensibile e bravissima artista, ha messo in circolo i pensieri felici. Condividi anche tu il progetto e fai girare la FELICITÀ!

Ciao
questo il link al mio nuovo progetto, si chiama DIRITTO ALLA FELICITÀ.

www.speranzacasillo.com/dirittoallafelicita

L’idea nasce dalla considerazione che se è vero che chi ci governa, chi ci istruisce, chi si prende cura di una nazione in fondo contribuisce a rendere questa nazione felice, allora è necessario chiedere a ognuno la propria idea di felicità affinché la ricerca di miglioramento possa tornare a mettere al centro la persona.
Ho fotografato fra gli studenti universitari, i ragazzi del popolo delle carriole de L’Aquila, gli immigrati di diverse etnie e con differenti storie personali, da professionisti a giovani lavoratori di Rosarno, persone senza fissa dimora, scrittori, musicisti, intellettuali, da Mario Monicelli, Don Andrea Gallo, Roberto Saviano, Padre Zanotelli e tanti altri .
Ad ognuno ho chiesto una foto e di scrivere una breve idea di felicità sulla foto stessa.
Lavoro a questo progetto da diversi mesi e continuerò a lavorarci per aggiungere altri visi e pensieri a questa raccolta.
È stato bello incontrare le persone e osservarle mentre ragionavano di felicità.
Qualcuno di loro è stato un incontro casuale, molti invece li ho scelti e corteggiati. Quello che è successo è che poi le persone sono diventate link per incontrare e coinvolgerne altre.
Non so se tutto questo scambio umano traspare nel progetto ma sono certa che fa bene far girare pensieri felici.

Se ti piace l’idea e hai un sito, un blog, una pagina facebook, myspace o flickr ,
fai girare i pensieri felici!:)

Questo il link
www.speranzacasillo.com/dirittoallafelicita

Grazie
Siate Felici!:)
Speranza

QUALI DIRITTI?

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Esiste una Città

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Per diversi anni abbiamo disteso il nostro sacco a pelo al fianco dei ragazzi afghani che arrivano in Italia. Per diversi anni, a Roma, il 17 ottobre, La Notte dei senza dimora, si è svolta a Piazzale dei Partigiani, in quella zona un po’ invisibile della nostra città, dove questi ragazzi, tra i 15 e i 25 anni, in fuga dalla guerra che sconvolge il loro Paese, cercano un riparo. Li abbiamo incontrati, li abbiamo conosciuti, abbiamo ascoltato le loro storie. Ma c’è anche chi ha donato loro una residenza in una città fantastica, che esiste solo su Facebook. Dalla strada alla rete, dall’Afghanistan all’Italia, ecco la storia de La città di Asterix… e questa volta, con un click, puoi dire che ti piace!

Da La Città di Asterix su Facebook

Capita che ‘La Città di Asterix’ sia stata candidata ad un premio del Giornalismo.
Nella categoria dei Social Media, e vota la Rete.
Per Facebook ci siamo solo noi.
Anche per la categoria ‘bambini afgani arrivati soli a Roma in cerca di sicurezza’ ci siamo solo noi, ovviamente.
Se ti piace quello che faccio e il modo in cui lo faccio puoi esprimere la tua preferenza qui: http://www.premioischia.it/Sondaggi?lang=it
Non vinco niente se non il riconoscimento che questo gruppo su Facebook vale: vale giornalisticamente perché prova a raccontare le cose da molto vicino, molto piano, lentamente: non si urla qui, non si fanno scoop, non si cerca la paura, o la lacrima. Qui si parla per farsi capire da tutti, e non per farsi la guerra, si parla dopo aver vissuto e non dopo aver capito.
Se vuoi sapere cosa faccio da quasi due anni qui ho messo un po’ delle puntate precedenti: http://lacittadiasterix.blogspot.com/

Io non so cosa facevate voi il 12 dicembre del 2008, io ero su un bus. Pioveva.
Ero stanca, come si è stanchi quando si torna a casa. Ma ero stanca anche del mio mestiere, e di come era diventata la mia città. Ed ero stanca del tempo, che è un tempo che non abbiamo mai tempo.
Un anno e mezzo fa è tanto tempo. Ho imparato tante cose.
Ho fatto quel poco che potevo. Ed ho scelto di spendere il mio tempo anche così, facendo ‘La Città di Asterix’: nessuno me lo ha chiesto, e non sapevo perché lo facevo. E nemmeno perché ero su Facebook.
Ma siamo ancora qui. Il resto non conta.
Se ognuno di voi ci voterà sarà più che sufficiente.
Se lo dite ad uno solo dei vostri amici sarete il doppio: dicono le statistiche che ogni cento persone una sola poi lo fa.
Per una cosa nata su un bus arancione, in una sera di pioggia stanca, basta uno solo.

Grazie.
Carlotta Mismetti Capua

Ecco cos’è Lanotte!

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Cena, musica e spettacolo. E a mezzanotte, tutti in sacco a pelo, per provare sulla propria pelle cosa significa dormire per una notte in strada. Lo scorso anno, il 17 ottobre, eravamo a Roma, in piazzale del Verano, per condividere insieme la nona edizione della Notte dei senza dimora. Guarda il video realizzato da Artigiani Digitali.

In una sola notte – racconti senza dimora

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Rodolfo Davoli [Capo ufficio stampa di Italialavoro e neo Consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti] intervista Girolamo Grammatico sull’antologia più sociale del 2009: In una sola notte – racconti senza dimora
Sarà presente Gaetano Messineo che leggerà parte del suo racconto d’esordio

Non è una presentazione per tutti, ma solo per giganti!

Per avere maggiori info sul libro clicca QUI

Giorno: Giovedì 3 Giugno
Ore: 19.00
Luogo: La fabbrica dei Giganti
Via: via Val D’Ossola 101
Città/Paese: Rome, Italy
Vedi mappa

HAVE YOU SEEN A GHOST?

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Il network di fotografi volontari Shoot for Change aderisce al progetto La Notte dei senza dimora.
Ecco perchè:

Parlare a giugno di senza dimora è un po’ come mangiare il panettone a ferragosto. O gustare una granite di caffè con panna a capodanno. Un discorso…fuori stagione.

Sì, perchè se ne parla solo con l’arrivo del gran freddo nelle nostre città, quando qualche poveraccio ci rimette le penne, assiderato. Paradossalmente, ne parliamo di più quando se ne vedono di meno (non è che si notino di più quelli che sfidano, loro malgrado, il freddo per strada, ma si nota l’assenza degli altri).Leggi tutto

I sogni in strada!

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