Volevo scrivere un articolo il 17 settembre e dare il via al count down per “La giornata mondiale della lotta alla povertà” prevista il 17 ottobre e di conseguenza al nostro tradizionale appuntamento romano: la notte dei senza dimora, ma ho preferito non aspettare e buttare giù, di pancia, questo preludio al count down per iniziare la nostra annuale riflessione sul problema di chi dorme per strada.
Come ogni anno numerose associazione, in giro per l’Italia, si riuniscono ed organizzano un evento simbolo di protesta e di condivisione. Come ogni 17 ottobre un vasto numero di volontari e di cittadini di buona volontà si armano di determinata audacia e vanno in piazza a dormire con i loro sacchi a pelo al fianco dei senza dimora. Ogni anno si ripete questo evento di sensibilizzazione che invita i cittadini ad avvicinarsi al problema delle persone senza casa.
Perché ogni anno, ogni santo anno [anche per il giubileo] è necessario informare i cittadini che c’è gente che ogni notte, ogni santa notte, dorme per strada, in rifugi di fortuna, in centri di accoglienza, in case abbandonate, in cartoni raccattati. Bisogna, ogni anno almeno, ripetere a tutti che sono anni che la gente dorme per strada, che sono anni che i senza dimora aumentano, che sono anni che nessuno si occupa del problema in modo risolutivo. Bisogna, ogni 17 ottobre, scardinare i luoghi comuni che ruotano attorno ai senza dimora. Bisogna dirlo che bevono, che non si lavano, che rubano, che sono molesti, che sono malati, che sono sgarbati, che deturpano il decoro delle nostre belle strade italiane. Bisogna dirlo a gran voce, e a voce ancora più alta bisogna urlare che è ovvio che siano così, cosa ci aspetteremmo da chi vive sui marciapiedi? Come si può vivere per strada dignitosamente? Come si può credere nel 2011, dopo decenni di psicologia, che il contesto in cui uno vive non lo influenzi? Come si può ritenere la strada un contensto che renda “civili”? Come si può giudicare un emarginato senza aver prima vissuto ai margini con lui?
Già nel XVI secolo Orazio Rinaldi, nel suo Dottrina delle virtù e fuga de’ vizii rifletteva sulle quattro cose che riportano un uomo a casa: “l’amor verso la moglie, l’amenità della casa, il mancar di compagni, e l’aversità del tempo.” Perché la casa non sono quattro mura con un coperchio. Sono, parafrasando, l’amore, la comodità, l’amicizia e la protezione. Chi dorme per strada non ha nulla di tutto ciò, chi dorme per strada è solo.
Ricordatevi questa parola: solo.
Vi è mai capitato di sentirvi soli?
Sì?
E com’era?
Beh, adesso estendete quelle sensazioni per ogni giorno, per anni, per il domani. Per tutti i domani.
Ecco, se ci siete riusciti, potete anche non venire il 17 ottobre in piazza dell’Immacolata a San Lorenzo [Roma]. Perché se se ci siete riusciti siete già all’opera per il cambiamento.
Se al contrario non avete ancora chiaro di cosa stia parlando, annotatevi questo sito, annotatevi la data del 17 ottobre e la piazza, preparate il sacco a pelo e provateci! Provate a dormire con noi una notte.
No, non è campeggio!
No, non è un campo scuola.
No, non faremo festa.
Dormiremo per strada e il giorno dopo andremo a lavoro.
Come ogni anno.
Come ogni 17 ottobre.
Molti mi chiedono: ma dopo tutti questi anni, qualcosa è cambiato?
Volete sapere la verità?
No, non è cambiato nulla, anzi.
E allora perché ogni 17 ottobre dormiamo per strada?
Perché sarebbe ancora peggio se non lo facessimo.
Girolamo Grammatico








