Ogni anno il coordinamento de “la notte dei senza dimora” propone riflessioni sul problema casa. L’ambizione sarebbe trovare soluzioni, ma a differenza di certi programmi politici [o di primi cittadini dalla dubbia credibilità] il coordinamento in questione sa che problemi complessi come questo non hanno soluzioni nette o risposte immediate. Tutt’altro! La rete che si riunisce attorno “la notte dei senza dimora” sa che è necessario attivare percorsi lunghi e irti di ostacoli, consapevole che solo la lungimiranza [in coppia con la determinazione] può portare a risultati concreti. Per questo siamo andati in giro per la rete alla ricerca di suggestioni, di possibilità, di alternative ed abbiamo scovato: il MAI. In rete qualcuno diceva, erroneamente, che una casa con la tecnologia MAI sarebbe costata 960 dollari. Noi ci siamo chiesti cosa fosse mai questo MAI e quali prospettive aprisse all’orizzonte della nostra meditazione. Abbiamo incontrato gli ideatori e gli sviluppatori del progetto e li abbiamo intervistati per voi!
Che cos’è il progetto MAI, come nasce?
MAI – Modulo Abitativo Ivalsa – è un edificio sperimentale ideato e sviluppato da Andrea Briani e Paolo Simeone del team di progettazione architettonica del Cnr-Ivalsa, nell’ambito della ricerca sugli utilizzi innovativi dei pannelli strutturali di legno di tipo X-lam e realizzato in partnership con Ceii Trentino-Centro Europeo d’Impresa e Innovazione, Habitech-Distretto Tecnologico Trentino per l’energia e l’ambiente e con la collaborazione di diverse imprese artigiane trentine.
Il progetto MAI nasce con l’intento di mettere a punto un sistema costruttivo modulare di legno dalle prestazioni energetiche eccezionali in grado di eliminare le fasi di cantiere e consentire di assemblare velocemente, nel luogo di realizzazione finale, l’edificio pronto per essere abitato.
Che cosa significa: la struttura, dalle prestazioni energetiche eccezionali, è modulare, trasportabile e costruita con pannelli di legno riciclati?
Il MAI si costituisce di 5 “scatole rigide” – i moduli – che misurano in pianta ciascuno 2,4 x 4 metri e in altezza 3,5 metri circa realizzate con pannelli strutturali di legno di tipo X-Lam riciclati. Per la prima volta, infatti, è stato sperimentato il ri-uso dei pannelli: la struttura portante delle “scatole” – solai pareti e coperture – è interamente costituita da pannelli provenienti dalle prove effettuate dai laboratori di IVALSA, nei quattro anni di studi in seno al progetto di ricerca Sofie.
Per ciascun elemento strutturale è stato verificato il grado di conservazione del legno e degli incollaggi e la sua integrità generale.
La geometria e le dimensioni dei moduli sono state ottenute in modo tale che questi possano essere caricati e trasportati separatamente sui rimorchi degli autotreni e posizionati e collegati tra loro in situ nella configurazione architettonica progettata.
Ciascun modulo è quindi auto-portante (i pannelli X-Lam sono fissati tra loro per mezzo di viti auto-foranti, chiodi speciali, staffe e angolari metallici secondo le regole costruttive testate e verificate nel progetto SOFIE) e completo di tutte le componenti di un edificio finito, dai cappotti isolanti esterni alla copertura, dai pavimenti alla dotazione impiantistica e dai rivestimenti interni agli arredi.
Sono stati messi a punto sistemi speciali per agganciare i 5 moduli tra loro con particolare attenzione ai raccordi degli impianti, alla chiusura dei ponti termici e alle connessioni tra le parti portanti.
Una volta agganciati, i 5 moduli formano un appartamento di circa 45 metri quadri lordi composto di 2 stanze da letto 1 bagno 1 cucina 1 soggiorno e da 2 terrazze esterne.
La scelta di prodotti innovativi per l’isolamento sia esterno che interno (pareti e pavimenti) garantisce all’edificio un elevato contenimento dei consumi energetici (la progettazione del pacchetto degli involucri esterni per le pareti, ad esempio, è stata effettuata per ottenere una trasmittanza termica di 0,15 W/(m•K) e uno sfasamento di 21 ore: valori da casa passiva!), un livello eccezionale di sostenibilità ambientale (gli strati isolanti sono realizzati al 100% con pannelli di fibra di legno riciclata) e velocità e semplicità nella posa degli strati di cappotto.
Internamente un rivestimento finale con pannelli di fibrogesso, fissati alla fibra di legno, garantisce i requisiti di resistenza al fuoco (REI 30) mentre esternamente una facciata ventilata di tavole di legno (alcune trattate termicamente, alcune protette con vernici naturali e altre non trattate) e una guaina traspirante impermeabile copre gli strati di fibra di legno, proteggendoli dalla pioggia diretta e dalle radiazioni UV.
Gli arredi dei diversi ambienti – disegnati su misura e pensati per ottimizzare gli spazi e avere più funzioni – sono realizzati con legno massiccio lasciato al naturale e quindi non trattato oppure placcato con materiali compositi innovativi a base di fibre ottenute al 100% da carta riciclata e privi di resine derivate dal petrolio.
Tutto il legno – prevalentemente di conifere – impiegato nel MAI è proveniente da foreste certificate del Trentino.
Infine, a livello di dotazione impiantistica, una pompa di calore di nuova generazione a basso consumo gestisce il riscaldamento e il raffrescamento attraverso un sistema di pannelli radianti a pavimento mentre il controllo di umidità e riciclo dell’aria è automatizzato.
La copertura di un modulo che compone il MAI integra un pannello solare termico mentre le coperture di altri due moduli hanno un tetto verde che consente di controllare lo scarico a terra delle acque piovane e di isolare termicamente.
Quanto può costare un abitazione che impiega la tecnologia del prototipo MAI?
Se volessimo indicare un prezzo dovremmo prima stabilire onestamente quale livello di comfort abitativo, sostenibilità ambientale e prestazioni strutturali vogliamo dare all’edificio.
Infatti a parità di prestazioni desiderate un edificio a struttura portante X-Lam con le caratteristiche del MAI non è più costoso di altri edifici in muratura o acciaio; addirittura potrebbe costare meno.
Realizzare in acciaio o calcestruzzo armato un edificio come il MAI significherebbe affrontare degli ostacoli tecnici notevoli che invece sono facilmente superabili con il legno, e pensare accorgimenti tecnologici onerosi. Rinunciare al legno significherebbe soprattutto perdere due qualità uniche che solo questo materiale può garantire: la leggerezza (il peso specifico del legno è un quindicesimo dell’acciaio e un quinto del cemento armato!) e la capacità di rinnovarsi facilmente e compatibilmente con l’ambiente in quanto prodotto reperibile in natura da alberi provenienti da foreste certificate.
Tornando alla domanda, attualmente non esiste ancora un’azienda che realizza e commercializza il Modulo Abitativo Ivalsa ma esiste una “squadra” di aziende artigiane trentine – sostanzialmente quelle che hanno lavorato al primo prototipo – in grado di realizzare edifici di questo tipo, sotto il coordinamento e la direzione del nostro team.
Per quale scopo nasce il progetto MAI?
Il MAI-Modulo Abitativo Ivalsa è un progetto pilota avviato da Ivalsa per studiare un sistema costruttivo innovativo che prevede l’eliminazione del cantiere dal luogo di realizzazione finale dell’edificio. Quello presentato e montato in piazza delle Erbe a Rovereto nel 2010 è stato pensato e progettato in 2 mesi e realizzato in 29 giorni di cantiere effettivo. Tempi straordinari se confrontati con l’edilizia tradizionale.
Il cantiere era ospitato nei laboratori dell’istituto a 40 km da Rovereto. Le 5 scatole una volta completate sono state trasportate e assemblate in soli 3 giorni dopodiché è stato possibile entrare nel MAI: cucinare dormire e lavarsi proprio come in una casa vera, pronta per essere vissuta!
Quanto tempo si può vivere in un modulo MAI?
Per tutta la vita!
E’ applicabile a contesti metropolitani come Roma? Mi spiego meglio: ogni anno a Roma scatta l’emergenza freddo o, com’è stato definito l’anno scorso, il Piano Freddo, che prevede una serie di alloggi possibili per accogliere i senza tetto. Tra questi si sono sperimentati: tendoni, le metro aperte di notte, addirittura i pullman, etc. Secondo lei, MAI potrebbe essere una soluzione praticabile durante il freddo romano per far fronte all’emergenza abitativa?
Assolutamente sì! Non si tratterebbe di dare ai senzatetto baracche fredde e cadenti o semplici tende difficili da scaldare ma vere e proprie micro-abitazioni in grado di offrire a chi le vive un livello di comfort e piacere dignitosi se non addirittura superiori ad una normale abitazione costruita anche solo vent’anni fa. Il nostro team sta già lavorando alle diverse possibili declinazioni del primo prototipo MAI le quali prevedono anche una versione del modulo abitativo più piccola (10 metri quadri) ma completa di tutto.
Se un’amministrazione in Italia soppesasse l’idea di usare il MAI come risposta temporanea per i senza dimora, quali sarebbero i presupposti, da dove bisognerebbe iniziare?
Il punto di partenza è fondamentale: così come per una casa destinata ad una famiglia “normale” si dovrebbero impiegare materiali di qualità, anche per una dimora per gli homeless non si dovrebbero usare materiali scadenti solamente perché si tratta di una soluzione temporanea per persone povere. Questo presupposto richiede più in generale uno sforzo, quasi una missione culturale: preparare le amministrazioni, e non solo, a demolire un pregiudizio purtroppo ancora largamente diffuso in Italia ovvero che con il legno non è possibile costruire case moderne confortevoli e durature.
Per questo, tornando alle nostre dimore per i senzatetto, siamo certi che una versione “base” di micro-abitazione a pannelli di legno X-Lam potrebbe offrire un eccellente livello di comfort: una piccola grande risposta all’emergenza freddo. Ovviamente i livelli di finiture e di dotazione tecnologica così come il tipo di arredi potrebbero variare a seconda della necessità e delle possibilità finanziarie a disposizione ma comunque il risultato finale sarebbe un edificio rispettoso nei confronti dell’ambiente e delle persone.
Il nostro team sarebbe onorato se venisse coinvolto dal Comune di Roma per mettere a punto un prototipo per i senzatetto.
Abbiamo già in mente il nome: “MAI più homeless”!
Un grazie di cuore a Paolo Simeone e Andrea Briani,
Girolamo Grammatico