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La notte dei senza dimora romana su Paese Sera

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“Senza dimora non si nasce ma si diventa”. Questo il messaggio gridato con forza dai volontari e dalle associazioni che hanno raccolto l’invito di Terre di Mezzo a organizzare, in occasione della Giornata mondiale Onu della Lotta alla Povertà, la Notte dei Senza Dimora a Roma. Ieri, l’evento che ha portato in piazza dell’Immacolata, a San Lorenzo, decine di persone a dormire, in segno di protesta, al fianco dei senzatetto per una notte. I volti e le storie senza dimora della dura legge della strada

“Informare, sensibilizzare e soprattutto condividere: sono questi gli obiettivi che per l’undicesimo anno consecutivo il coordinamento romano della Notte dei Senza Dimora si propone in occasione della Giornata mondiale Onu della Lotta alla Povertà, su invito di Terre di Mezzo”, ha spiegato Girolamo Grammatico dell’associazione La Casa di Cartone. “Essere poveri non è una colpa – ha precisato Grammatico – e di questi tempi, duri come la crisi impone, è un fatto che riguarda tutti. Il numero di persone che cadono in miseria è in continuo aumento, persone italiane e straniere che prima avevano una casa, una famiglia, affetti, un lavoro, oggi si ritrovano a vivere per strada, perché non hanno altro posto dove andare”. “Persone – ha continuato – non diverse da noi, come molti credono, ma più deboli e più sfortunate, che hanno fatto della strada la loro casa, non per volontà ma per necessità”.

Dunque, gente come noi e con gli stessi diritti, che tuttavia faticano a essere rispettati. Andrea Piquè fa parte dell’Avvocato di Strada Onlus Roma e anche quest’anno ha aderito all’appello di Terre di Mezzo per la Notte. “Siamo un gruppo di 30 avvocati – ha spiegato – che offrono assistenza legale e gratuita ai senza dimora”. Dal diritto civile a quello amministrativo e penale, ogni giovedì pomeriggio la Onlus fornisce alle persone in difficoltà la propria consulenza. “Sono tante – ha tenuto a sottolineare – quelle che si rivolgono a noi. Dal 2008 a oggi, ci siamo occupati di oltre 500 casi, la maggior parte risolti, altri ancora pendenti a causa delle lungaggini della macchina della giustizia”. In prevalenza stranieri, cittadini comunitari ed extracomunitari, “ma negli ultimi mesi sono moltissimi gli italiani che si sono rivolti a noi e questo è un dato di fatto che le istituzioni non possono ignorare”. Duro il commento di Grammatico sull’assenza dei rappresentanti dell’amministrazione capitolina all’evento. “Ancora una volta – ha accusato – il Campidoglio è assente, apprezziamo il gesto dell’assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso di scusarsi per la non presenza, ma questo non basta”. “La povertà – ha incalzato – deve far indignare anche le istituzioni, il cui impegno deve essere costante e continuo”. “L’assessore Belviso”, gli ha fatto eco Guido Capraro, assessore alle Politiche Sociali del III Municipio, che ha dato ospitalità alla manifestazione, “sarebbe stata la persona più autorevole a portare sostegno e solidarietà all’evento, ma la sua assenza risuona come un altro segnale di debolezza di questo Comune, a dimostrazione di come si portano avanti le politiche sociali in questa città: nel silenzio e nell’indifferenza più totale di tagli indiscriminati che colpiscono le fasce più deboli della società”.

In piazza, tanti i volti dei senza fissa dimora, protagonisti principali della manifestazione. Cinque tavolate per sedersi e condividere con gli altri la cena sociale preparata dalle associazioni del coordinamento romano della Notte. Difficilmente questi volti parlano della loro vita privata, dei motivi che li hanno condotti a vivere per strada. “L’unica cosa che vi basta sapere”, ha raccontato Pino, “è che da un giorno all’altro ci ritroviamo per strada, proprio come è successo a me”. Nella sua precedente vita Pino era un volontario del banco alimentare e operava per un’associazione di solidarietà sociale del modenese. Di origini sarde e siciliane, Pino ha girato quasi tutta l’Italia per lavoro, è stato ovunque, a Modena, Bologna, Milano, Roma, Viterbo. Poi la miseria, “quando vivi per strada – spiega – impari a farti i fatti tuoi, solo così puoi stare tranquillo nella consapevolezza che solo tu ti puoi aiutare, perché qui non ti regala niente nessuno”. Sono tanti i problemi da affrontare, a partire da quello per procurarsi da mangiare. “La Caritas – racconta con rabbia – è un postaccio, le condizioni in cui versano molte mense comunali sono al limite dell’accettabilità e non è sempre detto che arrivi a mangiare”. Per questo i senza dimora si arrangiano come possono. “Per mangiare bisogna trovare i soldi e per campare bisogna saperli gestire”, racconta Roberto, un uomo di 38 anni che vive per strada con Elizabheta, un’anziana moldava, ex badante, finita in disgrazia perché non le hanno più rinnovato il permesso di soggiorno. Insieme dicono di essere sposati, ma più semplicemente si danno una mano a vicenda. “Per vivere come facciamo noi – dice Roberto – devi darti da fare, devi arrangiarti come puoi, facendo anche i lavori più disparati”. Lui adesso fa volantinaggio, ma ha fatto anche il lavavetri. “Quando ho i soldi mi compro da mangiare, quando non li ho mi arrangio, come stasera per esempio”. E per dormire? “Mi basta una tettoia, una pensilina, l’importante è essere riparati dal freddo, dal gelo e dalla pioggia, per il resto me la sono sempre cavata”.
di Eleonora Farnisi
Clicca qui per visualizzare l’articolo.

L’assessore Sveva Belviso risponde a Girolamo Grammatico

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Molti di voi hanno visto e condiviso l’articolo di Paese Sera in cui Girolamo Grammatico rende nota la mail che inviò a nome del coordinamento all’assessore alle poliche sociali Sveva Belviso. In data 14 ottobre alle ore 19.37 lo stesso riceve la mail che segue in risposta alla sua. Le istituzioni hanno rotto il silenzio con il loro politichese, ma l’assenza rimane, almeno per ora. Noi continueremo ad invitarli, non ai banchetti lusureggianti a cui ci ha abituato il premier a villa certosa, ma a sporcarsi le mani con i cittadini che credeno nel dialogo e nel cambiamento. Perchè passando dalle stazioni delle più grandi città d’Italia possiamo ammirare tappeti umani che toglierebbero il sonno a chiunque ed è incredibile che lo tolgano poco o niente a chi ci governa e prende stipendi da favola.
Un caloroso grazie va alla giornalista Eleonora Farnisi, per l’impegno, l’entusiasmo e la professionalità. Fidatevi, non sono qualità così comuni come si crede!

Gentile Girolamo,

la ringrazio per il suo invito ma sono costretta, mia malgrado, a non poter partecipare con Lei e con i nostri amici alla serata del 17 ottobre a piazza dell’Immacolata dove, le assicuro, sarei intervenuta molto volentieri e con grande piacere.

Sono assolutamente d’accordo con Lei che il dialogo e lo scambio di opinioni sono alcune delle pratiche civili necessarie sulle quali basare ogni buona pratica di interazione fra cittadini, associazioni, volontari e amministrazioni sempre nell’ottica di un interscambio di idee e di valutazioni che siano incentrate sul principio essenziale della cura del prossimo e non su un’affermazione individuale del se.

Qualsiasi evento o intervento della collettività sociale improntato all’aiuto, all’ascolto o all’accoglienza di chi vive in uno stato di fragilità o disagio merita sempre un’ampia considerazione ed è per questo che desidero rivolgere a Lei e ai nostri amici un mio saluto sincero per questa serata.

L’anno prossimo, se riterrete opportuno invitarmi, sarà mio impegno essere lì con voi.

Ringraziandola ancora per il suo cortese invito, la saluto cordialmente.

A presto
Sveva Belviso

Senza dimora, lunedì la “Notte” a Roma: “Manca il dialogo con le istituzioni”

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Lunedì 17 a Roma cittadini, operatori e senza dimora dormono in strada. Ma gli organizzatori se la prendono con il Campidoglio: “I servizi aumentano ma non c’è alcuna collaborazione”. E l’invito al vicesindaco Belviso per ora non ha avuto risposta

ROMA – Torna a Roma la “Notte dei senza dimora”, che quest’anno festeggia la sua undicesima edizione. Lunedì 17, l’appuntamento come ogni anno è a piazza dell’Immacolata dove cittadini, operatori sociali e senza dimora, muniti di sacco a pelo, si stenderanno sul pavimento per dormire in strada e dire “no” alla povertà. Anche quest’anno, però, mancheranno i saluti delle istituzioni. Gli organizzatori hanno, infatti, invitato l’assessore alle politiche sociali Sveva Belviso (anche solo per un saluto) ma ad oggi non hanno ricevuto alcuna risposta.

“Le abbiamo mandato un invito provocatorio ma per ora tutto tace. Negli anni passati avevamo chiesto un impegno all’assessorato senza ricevere risposta, mentre quest’anno abbiamo deciso di fare un passo indietro chiedendo alla Belviso almeno di mandare un saluto ufficiale. Ma ancora una volta nessuno ci risponde – denuncia Girolamo Grammatico, organizzatore dell’iniziativa con l’associazione “La casa di cartone” -. Di contro vediamo che i senza dimora nella città aumentano. I servizi per fortuna funzionano, ma manca un dialogo con le istituzioni”.

Gli obiettivi della serata, sottolinea Grammatico, sono tre: informare, sensibilizzare e condividere. “Ci siamo resi conto che nonostante i nostri sforzi nell’organizzare l’evento, i cittadini che decidono di dormire con noi sono sempre pochi – aggiunge-. Noi cerchiamo di sensibilizzare, ma le istituzioni devono collaborare, perché quello che manca nell’opinione pubblica è una piena consapevolezza del problema”. Secondo Grammatico, compito delle istituzioni è quello di permettere alle persone disagiate di far fronte al loro problema. “Si deve puntare alla resilienza: la persona che cade deve aver la possibilità di risalire, invece oggi notiamo che l’utente non viene aiutato a darsi la spinta ma a rimanere a galla”. Quello che manca, secondo l’organizzatore della “Notte”, è un “reale rinnovamento dei servizi”.

Tra le iniziative previste nella capitale, i concerti della Banda Jorona (14 ottobre h. 21.30), del trio Manfredi, Paperini, Silvestre (15 ottobre h. 22.30) e dei Pootsie (16 ottobre h. 22.30). Sabato sera, alle 21.00, andrà in scena lo spettacolo “Randagi” del Teatro sociale di Pescata, mentre lunedì l’iniziativa si concluderà con la cena, il concerto della Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio e il concerto antirazzista di Maksim Cristan e Daria Spada. (ec)

Fonte: Redattore Sociale

Casa: Med in Italy

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Continua la nostra riflessione sul disagio abitativo.
L’edilizia popolare, a Roma, ma in tutta Italia, è ferma da decenni. Le case sfitte non si possono toccare e nessuno ci dice il perchè. Le case popolari vuote, dove risideno persone decedute da anni, non sono soggette a controlli. Insomma da questa stagnante situazione sembra non ci sia uscita eppure continuano a fioccare i progetti sperimentali che potrebbero essere risolutivi! Uno di questi è l’interessantissimo Med In Italy. Interessante non solo perchè all’avanguardia, ma perchè frutto di menti giovani. Perchè se è vero che loro sono il futuro è ancor più vero che solo loro possono mostrarlo al PASSATO che ci governa!

Che cos’è il progetto Med In Italy, come nasce?
Med in Italy nasce con la partecipazione al concorso Solar Decathlon Europe 2012, competizione tra case solari sostenibili progettate e costruite da 20 team universitari provenienti da tutto il mondo, il cui obiettivo è l’aumento della consapevolezza circa l’uso di energie rinnovabili, il risparmio energetico e il basso impatto ambientale. L’abitazione progettata dal team deve inoltre rispondere a criteri di fattibilità economica (in un’ottica di industrializzazione del prototipo), sicurezza e comfort, dimostrando che le case ad alta prestazione solare possono essere architettonicamente attraenti, comode e convenienti.
Che cosa vuo dire che alla base il progetto Med In Italy vi sono la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale?
Il progetto Med in Italy è un prototipo industrializzabile (quindi producibile in serie), trasportabile (grazie alla sua modularità), velocemente assemblabile (adatto quindi a situazioni di emergenza, come alloggio di prima necessità) e smontabile. Inoltre la casa è stata progettata nell’ottica di permettere un’aggregazione di vari nuclei in complessi edilizi (più intensivi di una casa isolata), maggiormente compatibili con lee esigenze abitative contemporanee delle città italiane e europee.
Quanto costa un modulo abitativo?
La stima del costo del modulo abitativo (una volta messa a regime la produzione industriale del prototipo) si aggira intorno ai 1600 – 1800 €/mq, prezzo che include impianti, elettrodomestici e circa 80 mq di fotovoltaico. Quest’ultimo produce 9000 kwh/anno (mentre la casa ne consuma 2200 kwh/anno), permettendo un rientro economico dopo l’investimento iniziale.
Per quale scopo nasce il progetto Med In Italy?
Il progetto si pone l’obiettivo di proporre un prototipo sostenibile, innovativo, ma al tempo stesso legato alla tradizione abitativa mediterranea: sia dal punto di vista del linguaggio architettonico, con la presenza di un patio come spazio nel quale vivere, pranzare e relazionarsi, sia dal punto di vista tecnologico, sfruttando le proprietà dell’inerzia termica della massa muraria, tipica della casa passiva tradizionale.
Che tipo di manutenzione servirebbe ad un alloggio siffatto?
L’alloggio sfrutta l’inerzia termica dei materiali massivi (come sabbia, laterizi e calcestruzzi, anche da demolizione), collocati all’interno di casseforme leggere e trasportabili: quindi l’operazione di completamento può essere anche effettuata dall’utente in una logica di autocostruzione. Gli impianti sono concentrati in un blocco centrale (trasportabile integralmente) che racchiude ogni tipo di elemento tecnologico e facilita la gestione e la manutenzione. L’utilizzo di un controllo domotico delega a sistemi informatici gran parte della regolazione e del monitoraggio prestazionale della casa.
E’ applicabile a contesti metropolitani come Roma? Mi spiego meglio: ogni anno a Roma scatta l’emergenza freddo o, com’è stato definito l’anno scorso, il Piano Freddo, che prevede una serie di alloggi possibili per accogliere i senza tetto. Tra questi si sono sperimentati: tendoni, le metro aperte di notte, addirittura, pullmann, etc. Secondo lei, visto che l’edilizia popolare è ferma da decenni, il vostro progetto potrebbe essere una proposta valida al problema del disagio abitativo?
Il progetto, specie nella versione in nuclei aggregati, può rispondere a esigenze abitative in situazioni d’emergenza. Il suo costo è decisamente più alto di quello degli alloggi temporanei e luoghi d’accoglienza, ma considerando vari fattori (quali la velocità di montaggio, la possibilità di smontaggio e quindi riutilizzo, la grandissima produzione energetica del fotovoltaico) può risultare un buon investimento.
Se un’amministrazione italiana soppesasse l’idea di usare Med In Italy come risposta temporanea per i senza dimora, quali sarebbero i presupposti, da dove bisognerebbe iniziare?
Sicuramente l’acquisto in serie di vari moduli abitativi catalizzerebbe il processo d’industrializzazione del prototipo, con un relativo abbassamento dei costi di produzione. Inoltre, considerando i bassi consumi della casa passiva, la produzione energetica attutirebbe i costi, permettendo anzi introito economico all’ente promuovente.

Girolamo Grammatico

MAI più homeless!

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Ogni anno il coordinamento de “la notte dei senza dimora” propone riflessioni sul problema casa. L’ambizione sarebbe trovare soluzioni, ma a differenza di certi programmi politici [o di primi cittadini dalla dubbia credibilità] il coordinamento in questione sa che problemi complessi come questo non hanno soluzioni nette o risposte immediate. Tutt’altro! La rete che si riunisce attorno “la notte dei senza dimora” sa che è necessario attivare percorsi lunghi e irti di ostacoli, consapevole che solo la lungimiranza [in coppia con la determinazione] può portare a risultati concreti. Per questo siamo andati in giro per la rete alla ricerca di suggestioni, di possibilità, di alternative ed abbiamo scovato: il MAI. In rete qualcuno diceva, erroneamente, che una casa con la tecnologia MAI sarebbe costata 960 dollari. Noi ci siamo chiesti cosa fosse mai questo MAI e quali prospettive aprisse all’orizzonte della nostra meditazione. Abbiamo incontrato gli ideatori e gli sviluppatori del progetto e li abbiamo intervistati per voi!
Che cos’è il progetto MAI, come nasce?
MAI – Modulo Abitativo Ivalsa – è un edificio sperimentale ideato e sviluppato da Andrea Briani e Paolo Simeone del team di progettazione architettonica del Cnr-Ivalsa, nell’ambito della ricerca sugli utilizzi innovativi dei pannelli strutturali di legno di tipo X-lam e realizzato in partnership con Ceii Trentino-Centro Europeo d’Impresa e Innovazione, Habitech-Distretto Tecnologico Trentino per l’energia e l’ambiente e con la collaborazione di diverse imprese artigiane trentine.
Il progetto MAI nasce con l’intento di mettere a punto un sistema costruttivo modulare di legno dalle prestazioni energetiche eccezionali in grado di eliminare le fasi di cantiere e consentire di assemblare velocemente, nel luogo di realizzazione finale, l’edificio pronto per essere abitato.

Che cosa significa: la struttura, dalle prestazioni energetiche eccezionali, è modulare, trasportabile e costruita con pannelli di legno riciclati?
Il MAI si costituisce di 5 “scatole rigide” – i moduli – che misurano in pianta ciascuno 2,4 x 4 metri e in altezza 3,5 metri circa realizzate con pannelli strutturali di legno di tipo X-Lam riciclati. Per la prima volta, infatti, è stato sperimentato il ri-uso dei pannelli: la struttura portante delle “scatole” – solai pareti e coperture – è interamente costituita da pannelli provenienti dalle prove effettuate dai laboratori di IVALSA, nei quattro anni di studi in seno al progetto di ricerca Sofie.
Per ciascun elemento strutturale è stato verificato il grado di conservazione del legno e degli incollaggi e la sua integrità generale.
La geometria e le dimensioni dei moduli sono state ottenute in modo tale che questi possano essere caricati e trasportati separatamente sui rimorchi degli autotreni e posizionati e collegati tra loro in situ nella configurazione architettonica progettata.
Ciascun modulo è quindi auto-portante (i pannelli X-Lam sono fissati tra loro per mezzo di viti auto-foranti, chiodi speciali, staffe e angolari metallici secondo le regole costruttive testate e verificate nel progetto SOFIE) e completo di tutte le componenti di un edificio finito, dai cappotti isolanti esterni alla copertura, dai pavimenti alla dotazione impiantistica e dai rivestimenti interni agli arredi.
Sono stati messi a punto sistemi speciali per agganciare i 5 moduli tra loro con particolare attenzione ai raccordi degli impianti, alla chiusura dei ponti termici e alle connessioni tra le parti portanti.
Una volta agganciati, i 5 moduli formano un appartamento di circa 45 metri quadri lordi composto di 2 stanze da letto 1 bagno 1 cucina 1 soggiorno e da 2 terrazze esterne.
La scelta di prodotti innovativi per l’isolamento sia esterno che interno (pareti e pavimenti) garantisce all’edificio un elevato contenimento dei consumi energetici (la progettazione del pacchetto degli involucri esterni per le pareti, ad esempio, è stata effettuata per ottenere una trasmittanza termica di 0,15 W/(m•K) e uno sfasamento di 21 ore: valori da casa passiva!), un livello eccezionale di sostenibilità ambientale (gli strati isolanti sono realizzati al 100% con pannelli di fibra di legno riciclata) e velocità e semplicità nella posa degli strati di cappotto.
Internamente un rivestimento finale con pannelli di fibrogesso, fissati alla fibra di legno, garantisce i requisiti di resistenza al fuoco (REI 30) mentre esternamente una facciata ventilata di tavole di legno (alcune trattate termicamente, alcune protette con vernici naturali e altre non trattate) e una guaina traspirante impermeabile copre gli strati di fibra di legno, proteggendoli dalla pioggia diretta e dalle radiazioni UV.
Gli arredi dei diversi ambienti – disegnati su misura e pensati per ottimizzare gli spazi e avere più funzioni – sono realizzati con legno massiccio lasciato al naturale e quindi non trattato oppure placcato con materiali compositi innovativi a base di fibre ottenute al 100% da carta riciclata e privi di resine derivate dal petrolio.
Tutto il legno – prevalentemente di conifere – impiegato nel MAI è proveniente da foreste certificate del Trentino.
Infine, a livello di dotazione impiantistica, una pompa di calore di nuova generazione a basso consumo gestisce il riscaldamento e il raffrescamento attraverso un sistema di pannelli radianti a pavimento mentre il controllo di umidità e riciclo dell’aria è automatizzato.
La copertura di un modulo che compone il MAI integra un pannello solare termico mentre le coperture di altri due moduli hanno un tetto verde che consente di controllare lo scarico a terra delle acque piovane e di isolare termicamente.

Quanto può costare un abitazione che impiega la tecnologia del prototipo MAI?
Se volessimo indicare un prezzo dovremmo prima stabilire onestamente quale livello di comfort abitativo, sostenibilità ambientale e prestazioni strutturali vogliamo dare all’edificio.
Infatti a parità di prestazioni desiderate un edificio a struttura portante X-Lam con le caratteristiche del MAI non è più costoso di altri edifici in muratura o acciaio; addirittura potrebbe costare meno.
Realizzare in acciaio o calcestruzzo armato un edificio come il MAI significherebbe affrontare degli ostacoli tecnici notevoli che invece sono facilmente superabili con il legno, e pensare accorgimenti tecnologici onerosi. Rinunciare al legno significherebbe soprattutto perdere due qualità uniche che solo questo materiale può garantire: la leggerezza (il peso specifico del legno è un quindicesimo dell’acciaio e un quinto del cemento armato!) e la capacità di rinnovarsi facilmente e compatibilmente con l’ambiente in quanto prodotto reperibile in natura da alberi provenienti da foreste certificate.
Tornando alla domanda, attualmente non esiste ancora un’azienda che realizza e commercializza il Modulo Abitativo Ivalsa ma esiste una “squadra” di aziende artigiane trentine – sostanzialmente quelle che hanno lavorato al primo prototipo – in grado di realizzare edifici di questo tipo, sotto il coordinamento e la direzione del nostro team.

Per quale scopo nasce il progetto MAI?
Il MAI-Modulo Abitativo Ivalsa è un progetto pilota avviato da Ivalsa per studiare un sistema costruttivo innovativo che prevede l’eliminazione del cantiere dal luogo di realizzazione finale dell’edificio. Quello presentato e montato in piazza delle Erbe a Rovereto nel 2010 è stato pensato e progettato in 2 mesi e realizzato in 29 giorni di cantiere effettivo. Tempi straordinari se confrontati con l’edilizia tradizionale.
Il cantiere era ospitato nei laboratori dell’istituto a 40 km da Rovereto. Le 5 scatole una volta completate sono state trasportate e assemblate in soli 3 giorni dopodiché è stato possibile entrare nel MAI: cucinare dormire e lavarsi proprio come in una casa vera, pronta per essere vissuta!

Quanto tempo si può vivere in un modulo MAI?
Per tutta la vita!

E’ applicabile a contesti metropolitani come Roma? Mi spiego meglio: ogni anno a Roma scatta l’emergenza freddo o, com’è stato definito l’anno scorso, il Piano Freddo, che prevede una serie di alloggi possibili per accogliere i senza tetto. Tra questi si sono sperimentati: tendoni, le metro aperte di notte, addirittura i pullman, etc. Secondo lei, MAI potrebbe essere una soluzione praticabile durante il freddo romano per far fronte all’emergenza abitativa?
Assolutamente sì! Non si tratterebbe di dare ai senzatetto baracche fredde e cadenti o semplici tende difficili da scaldare ma vere e proprie micro-abitazioni in grado di offrire a chi le vive un livello di comfort e piacere dignitosi se non addirittura superiori ad una normale abitazione costruita anche solo vent’anni fa. Il nostro team sta già lavorando alle diverse possibili declinazioni del primo prototipo MAI le quali prevedono anche una versione del modulo abitativo più piccola (10 metri quadri) ma completa di tutto.

Se un’amministrazione in Italia soppesasse l’idea di usare il MAI come risposta temporanea per i senza dimora, quali sarebbero i presupposti, da dove bisognerebbe iniziare?
Il punto di partenza è fondamentale: così come per una casa destinata ad una famiglia “normale” si dovrebbero impiegare materiali di qualità, anche per una dimora per gli homeless non si dovrebbero usare materiali scadenti solamente perché si tratta di una soluzione temporanea per persone povere. Questo presupposto richiede più in generale uno sforzo, quasi una missione culturale: preparare le amministrazioni, e non solo, a demolire un pregiudizio purtroppo ancora largamente diffuso in Italia ovvero che con il legno non è possibile costruire case moderne confortevoli e durature.
Per questo, tornando alle nostre dimore per i senzatetto, siamo certi che una versione “base” di micro-abitazione a pannelli di legno X-Lam potrebbe offrire un eccellente livello di comfort: una piccola grande risposta all’emergenza freddo. Ovviamente i livelli di finiture e di dotazione tecnologica così come il tipo di arredi potrebbero variare a seconda della necessità e delle possibilità finanziarie a disposizione ma comunque il risultato finale sarebbe un edificio rispettoso nei confronti dell’ambiente e delle persone.
Il nostro team sarebbe onorato se venisse coinvolto dal Comune di Roma per mettere a punto un prototipo per i senzatetto.
Abbiamo già in mente il nome: “MAI più homeless”!

Un grazie di cuore a Paolo Simeone e Andrea Briani,
Girolamo Grammatico

Countdown: – 30 giorni!

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  • La casa è quel posto dove, quando ci andate, vi accolgono sempre (Robert Frost)
  • E’ ufficiale, manca solo un mese alla Giornata Mondiale della lotta alla Povertà indetta dall’ONU. Mancano 30 giorni alla nostra personale lotta alla povertà. Ma è una lotta vera? O sono le scaramucce tra due parenti? Quanta gente ha lavoro solo perchè esistono i poveri? Quanti servizi di tipo sociale fanno girare un’economia alla deriva dando sostentamento a ceti meno poveri di quelli a cui i servizi si rivolgono? E’ un po’ un cane che si morde la coda? Pensateci: io, che sto scrivendo, sono un operatore sociale e se non ci fossero i senza tetto non avrei un lavoro e la cosa divertente è che non so fare altro. Sono specializzato in senza dimora. E non solo io. Anche tutti i miei colleghi. Se non ci fossero i poveri, saremmo noi i nuovi poveri. Altra cosa divertente, perchè qui c’è da ridere, è che non ho ancora capito in cosa sono specializzato. Cioè, voglio dire, io lavoro con i senza dimora dal 2001 e alcuni miei colleghi da più tempo, quindi, in ragione di quest’anzianità siamo “esperti”. Ma esperti di cosa? Visto che il 90% di loro rimane per strada o legato ai servizi [vedi centri di accoglienza, mense, centri di ascolto e servizi docce]. Che esperto sono se il problema non lo risolvo, ma mi trovo, ad un certo punto, ad accorgermi che potrebbe essere pericoloso se lo risolvessi? Ovviamente sappiamo tutti che questa è solo una provocazione, vero?
    Lo sappiamo, giusto? Perchè è ovvio che c’è gente che suda il sangue per cambiare le cose, che non ci dorme la notte per aiutare gli emarginati, che prende 800 euro al mese per lavorare quasi 200 ore in 30 giorni. Le sappiamo queste cose? Vero? Che c’è gente che non si sa più se lo fa per lavoro o per volontariato, se prende lo stipendio o il rimborso spese.
    Lo sappiamo, vero, che in italia i servizi per le persone indigenti aprono e chiudono come porte al vento e che l’edilizia sociale è ferma a prima degli anni ’80. Lo sappiamo che non c’è nessun nome di spicco, tra vip, star, divi etc che si batte per la causa dei senza dimora. Sappiamo tutto insomma.
    E sappiamo anche cosa significa dormire sul marciapiede tutta la notte e il giorno dopo andare a lavorare. Lo sappiamo, vero?
    Rispondetemi di sì. Perchè se così non fosse allora dovrei domandarmi come mai siamo sempre pochi a dormire in piazza il 17 ottobre.
    Se sappiamo tutto questo, perchè non la facciamo st’esperienza.
    Non è una notte buttata al vento.
    Non è uno speco di energie.
    Quella notte conoscerete i senza dimora.
    Condividerete un’esperienza.
    Conoscerete volontari che tutto l’anno si adoperano per aiutare i poveri.
    Vi renderete conto di come siano assenti le istituzioni.
    Toccherete con mano tutto ciò che già sappiamo.
    Con la differenza che non sarà una conoscenza astratta. Sarà esperienza diretta.
    Se avete domande, dubbi, perplessità, critiche, idee, suggestioni, sorrisi, sbadigli e pruriti vari noi abbiamo pensato di accogliere tutti voi organizzando un incontro di riflessione e confronto:
    avVolontà
    il 29 alle 19 al CHICCEN [via del pigneto, 91].
    c’è pure un evento su FB che trovate cliccando QUI e c’è pure un comunicato che potreste diffondere cliccando qui:avVolontà

    Girolamo Grammatico

    Spot LA NOTTE DEI SENZA DIMORA 2010

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    ARTIGIANI DIGITALI in piazza

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    La comunicazione sensibile per La Notte dei senza dimora. Ecco perchè gli Artigiani digitali dormiranno in piazza con noi, il 17 ottobre.

    La cultura della solidarietà passa dall’informazione. Però nel nostro caso è vero anche il contrario: la cultura dell’informazione (che ci piace chiamare sensibile) passa anche attraverso la solidarietà. Non siamo cacciatori di notizie, noi siamo contro la caccia. Non sgomitiamo davanti alle autorità parlanti per rubare un’inquadratura. Noi siamo contro il furto e sgominiamo le autorità. Noi vogliamo far parlare quelli che non intervista mai nessuno, che a volte è pure difficile capirli. E poi è la rete solidale che fa girare le nostre notizie. E’ il tempo solidale che le diffonde, quello che rubate al traffico, quello che liberate dalle occupazioni inutili (tipo stirare, lavare la macchina, guardare “la vita in diretta”), quello che regalate agli altri togliendolo al tempo che vi serve davvero. Siete voi i nostri spingitori di notizie sensibili
    E questo è l’anno della povertà. Perché – a quanto pare – ci deve essere un giorno e un anno per tutto. E’ una questione di ordine, come per i cassetti: uno per i calzini, uno per le mutande.
    Ma noi non vogliamo proprio essere così ordinati e per questo parliamo sempre di povertà, pure durante l’anno della lotta all’aids e durante la festa dei nonni (quelle per mamma e papà non bastavano?). E la rete anche in questo è supporto morbido e flessibile e diviene davvero l’unico mezzo per far passare messaggi trasversali, sottotesti sovversivi di vera rivoluzione delle anime. Siamo ancora troppo imbevuti di messaggi buonisti: proviamo pena per “quelli che stanno peggio di noi” e sotto sotto, guardandoli un po’ più da vicino, godiamo del nostro bene-stare. All’ombra del mulino bianco ci struggiamo per chi dentro al mulino ci lavora, soffocato dalla polvere inconsistente della farina e dello zucchero a velo.
    Ora il messaggio sensibile è chiaro: smettiamola di fare merenda!

    Laura Di Pietro
    www.artigiani-digitali.it

    Ne approfittiamo per segnalare un altro evento legato alla lotta alla povertà: il 16 e 17 ottobre Mani Tese lancia “FOOD FOR WORLD”, la campagna per la sovranità alimentare, in 100 piazze d’Italia. A Napoli, ALEX ZANOTELLI (16 ottobre – Napoli) parlerà della Sovranità Alimentare come modello per combattere la fame.

    Capitale Solidale… working in progress [di G. Grammatico]

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    Come sapete questo è l’anno della povertà, l’anno europeo. Il 17 ottobre sarà la giornata mondiale della lotta alla povertà indetta dall’ONU, insomma, quasi un Natale laico, una specie di epifania del potere secolare della solidarietà! In questi casi il rischio di realizzare una sagra dell’amore è sempre dietro l’angolo. E’ un rischio subdolo, che non ci aggredisce al buio, ma ci segue monitorando la nostra eventuale superficialità.
    Questo per dirvi che a Roma, come in tutta Italia, come in tutta Europa, le attività dedicate alla povertà, al disagio, alla fragilità [anche se credo avrei dovuto usare il plurale: le povertà, i disagi, le fragilità] saranno tantissime e tutte slegate tra loro. Il termine “slegate” non lo uso a caso. Slegate non in riferimento all’oggetto del loro operare [le povertà], ma slegate tra di loro [le attività]. Nell’era dell’interconnessione, dell’interdipendenza, delle reti noi, in Italia, facciamo le cose per il bene comune senza un dialogo comune, ma, come ogni luogo comune che si rispetti, ci lasciamo offuscare dai problemi, dalle difficoltà, dalla retorica del “le cose qui non funzionano”.
    Secondo me, invece, esiste un inconscio “diritto di prelazione del povero” che esalta la propria autoreferenzailità, il tutto unito alle difficoltà reali che s’incontrano lavorando con/per la povertà.
    Il sito de La notte dei senza dimora infatti nasce con lo scopo di spingere ed informare circa l’evento [obbiettivo esplicito], ma con l’intenzione di fare rete: di unire cioè le realtà che si occupano del disagio in genere attorno ad un tavolo, affinchè si conoscano, si riconoscano e si sostengano [obbiettivo implicito]
    Sostenersi non in senso economico o fisico, per niente. Sostenersi aiutando l’altro [con altro s'intende sempre l'"ente solidale" che aiuta] a fare autocritica, a rinnovare l’entusiasmo, a sostenere le difficoltà, a prevedere gli ostacoli.
    Quello che capita più spesso è un pocesso osmotico tra il benefattore e il beneficiario, processo che rende il benefattore più simile al povero che sta aiutando e non il contrario [che sarebbe auspicabile].
    Ed è così che il mondo del terzo settore si ripiega su stesso, quasi autoemarginandosi all’interno di una frammentazione contraddittoria con i risultati da raggiungere.
    Con ciò non voglio dire che la soluzione ad ogni male sarebbe “la rete” tra le varie realtà [cooperative, associzioni, enti, fondazioni], ma che senza rete non si può avere una nuova visione del problema. Conosco senza dimora che sono senza dimora per professione e che hanno le tessere di numerosi servizi che usano in modo random. Un accavallamento, insomma, di solidarietà, aumenta la difficoltà ad autodeterminarsi. Quasi come una madre troppo possessiva impedisce lo sviluppo del figlio, così la nostra madre sociale è troppo concentrata sul proprio ruolo e non su quello dei cittadini.

    Ragion per cui, questo sito, tenterà di raccogliere tutte le iniziative, almeno su Roma, che in questo periodo si stanno occupando della povertà. Iniziative che si accavalleranno, ovviamente, ma visto che per noi non c’è concorrenza, perchè non c’è profitto [economico] e non c’è un target [cliente] specifico a cui rivolegersi, segnaleremo tutto, anche ciò che si terrà in contemporanea con le nostre iniziative.
    Perchè?
    Non perchè siamo buoni, per niente, tutt’altro!
    Ma perchè a Roma abitano 3milioni di persone e non si è mai abbastanza per diffondere una cultura della solidarietà.
    Pensate: se i senza dimora fossero 100mila [vi assicuro: non lo sono] avrebbero 30 persone a testa in grado di autarle! 30 è un numero altissimo: una al giorno per un mese! Da questo banale ed inesatto conto emerge l’evidenza: la solidarietà non è una questione di numeri, di dati, di risorse materiali [non solo almeno], ma è un evidente questione di volontà!
    Cominciamo a segnalare le attività della Caritas: CapitaleSolidale – comunicato stampa
    «La solidarietà non è un vago sentimento di compassione, né si fonda su un sentimento di altruismo ingenuo, ma nasce dall’analisi della complessità sociale, dai guasti provocati dal sistema sociale disordinato, dal degrado morale e culturale provocato dalla legge del più forte, dalla carenza di etica collettiva.»
    Don Luigi Di Liegro

    di girolamo grammatico

    Poesia e narrativa in concorso

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    Cari volontari del web, ecco il primo concorso letterario che non premia gli scrittori, ma le coscienze. In occasione del decennale de La Notte dei senza dimora, potete, infatti, partecipare, con le vostre poesie e i vostri racconti, ad una nuova lettura della società degli “invisibili”. Lo scopo del concorso che vi proponiamo, infatti, è quello di sensibilizzare chi scrive impegnandolo nella riflessione sugli emarginati e di coinvolgere i lettori in questa grande meditazione virtuale fino alla data del 17 ottobre, momento in cui si passerà ad un’azione diretta: dormire in piazza in segno di protesta e condivisione.

    Quindi leggete il bando, aprite un file word bianco e cimentatevi a guardare il mondo con gli occhi di chi vive sulla strada. Non è richiesta una capacità da nobel per partecipare, ma una normale sensibilità per le questioni sociali che ci affliggono!

    Buona scrittura!