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Casa: Med in Italy

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Continua la nostra riflessione sul disagio abitativo.
L’edilizia popolare, a Roma, ma in tutta Italia, è ferma da decenni. Le case sfitte non si possono toccare e nessuno ci dice il perchè. Le case popolari vuote, dove risideno persone decedute da anni, non sono soggette a controlli. Insomma da questa stagnante situazione sembra non ci sia uscita eppure continuano a fioccare i progetti sperimentali che potrebbero essere risolutivi! Uno di questi è l’interessantissimo Med In Italy. Interessante non solo perchè all’avanguardia, ma perchè frutto di menti giovani. Perchè se è vero che loro sono il futuro è ancor più vero che solo loro possono mostrarlo al PASSATO che ci governa!

Che cos’è il progetto Med In Italy, come nasce?
Med in Italy nasce con la partecipazione al concorso Solar Decathlon Europe 2012, competizione tra case solari sostenibili progettate e costruite da 20 team universitari provenienti da tutto il mondo, il cui obiettivo è l’aumento della consapevolezza circa l’uso di energie rinnovabili, il risparmio energetico e il basso impatto ambientale. L’abitazione progettata dal team deve inoltre rispondere a criteri di fattibilità economica (in un’ottica di industrializzazione del prototipo), sicurezza e comfort, dimostrando che le case ad alta prestazione solare possono essere architettonicamente attraenti, comode e convenienti.
Che cosa vuo dire che alla base il progetto Med In Italy vi sono la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale?
Il progetto Med in Italy è un prototipo industrializzabile (quindi producibile in serie), trasportabile (grazie alla sua modularità), velocemente assemblabile (adatto quindi a situazioni di emergenza, come alloggio di prima necessità) e smontabile. Inoltre la casa è stata progettata nell’ottica di permettere un’aggregazione di vari nuclei in complessi edilizi (più intensivi di una casa isolata), maggiormente compatibili con lee esigenze abitative contemporanee delle città italiane e europee.
Quanto costa un modulo abitativo?
La stima del costo del modulo abitativo (una volta messa a regime la produzione industriale del prototipo) si aggira intorno ai 1600 – 1800 €/mq, prezzo che include impianti, elettrodomestici e circa 80 mq di fotovoltaico. Quest’ultimo produce 9000 kwh/anno (mentre la casa ne consuma 2200 kwh/anno), permettendo un rientro economico dopo l’investimento iniziale.
Per quale scopo nasce il progetto Med In Italy?
Il progetto si pone l’obiettivo di proporre un prototipo sostenibile, innovativo, ma al tempo stesso legato alla tradizione abitativa mediterranea: sia dal punto di vista del linguaggio architettonico, con la presenza di un patio come spazio nel quale vivere, pranzare e relazionarsi, sia dal punto di vista tecnologico, sfruttando le proprietà dell’inerzia termica della massa muraria, tipica della casa passiva tradizionale.
Che tipo di manutenzione servirebbe ad un alloggio siffatto?
L’alloggio sfrutta l’inerzia termica dei materiali massivi (come sabbia, laterizi e calcestruzzi, anche da demolizione), collocati all’interno di casseforme leggere e trasportabili: quindi l’operazione di completamento può essere anche effettuata dall’utente in una logica di autocostruzione. Gli impianti sono concentrati in un blocco centrale (trasportabile integralmente) che racchiude ogni tipo di elemento tecnologico e facilita la gestione e la manutenzione. L’utilizzo di un controllo domotico delega a sistemi informatici gran parte della regolazione e del monitoraggio prestazionale della casa.
E’ applicabile a contesti metropolitani come Roma? Mi spiego meglio: ogni anno a Roma scatta l’emergenza freddo o, com’è stato definito l’anno scorso, il Piano Freddo, che prevede una serie di alloggi possibili per accogliere i senza tetto. Tra questi si sono sperimentati: tendoni, le metro aperte di notte, addirittura, pullmann, etc. Secondo lei, visto che l’edilizia popolare è ferma da decenni, il vostro progetto potrebbe essere una proposta valida al problema del disagio abitativo?
Il progetto, specie nella versione in nuclei aggregati, può rispondere a esigenze abitative in situazioni d’emergenza. Il suo costo è decisamente più alto di quello degli alloggi temporanei e luoghi d’accoglienza, ma considerando vari fattori (quali la velocità di montaggio, la possibilità di smontaggio e quindi riutilizzo, la grandissima produzione energetica del fotovoltaico) può risultare un buon investimento.
Se un’amministrazione italiana soppesasse l’idea di usare Med In Italy come risposta temporanea per i senza dimora, quali sarebbero i presupposti, da dove bisognerebbe iniziare?
Sicuramente l’acquisto in serie di vari moduli abitativi catalizzerebbe il processo d’industrializzazione del prototipo, con un relativo abbassamento dei costi di produzione. Inoltre, considerando i bassi consumi della casa passiva, la produzione energetica attutirebbe i costi, permettendo anzi introito economico all’ente promuovente.

Girolamo Grammatico

Capitale Solidale… working in progress [di G. Grammatico]

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Come sapete questo è l’anno della povertà, l’anno europeo. Il 17 ottobre sarà la giornata mondiale della lotta alla povertà indetta dall’ONU, insomma, quasi un Natale laico, una specie di epifania del potere secolare della solidarietà! In questi casi il rischio di realizzare una sagra dell’amore è sempre dietro l’angolo. E’ un rischio subdolo, che non ci aggredisce al buio, ma ci segue monitorando la nostra eventuale superficialità.
Questo per dirvi che a Roma, come in tutta Italia, come in tutta Europa, le attività dedicate alla povertà, al disagio, alla fragilità [anche se credo avrei dovuto usare il plurale: le povertà, i disagi, le fragilità] saranno tantissime e tutte slegate tra loro. Il termine “slegate” non lo uso a caso. Slegate non in riferimento all’oggetto del loro operare [le povertà], ma slegate tra di loro [le attività]. Nell’era dell’interconnessione, dell’interdipendenza, delle reti noi, in Italia, facciamo le cose per il bene comune senza un dialogo comune, ma, come ogni luogo comune che si rispetti, ci lasciamo offuscare dai problemi, dalle difficoltà, dalla retorica del “le cose qui non funzionano”.
Secondo me, invece, esiste un inconscio “diritto di prelazione del povero” che esalta la propria autoreferenzailità, il tutto unito alle difficoltà reali che s’incontrano lavorando con/per la povertà.
Il sito de La notte dei senza dimora infatti nasce con lo scopo di spingere ed informare circa l’evento [obbiettivo esplicito], ma con l’intenzione di fare rete: di unire cioè le realtà che si occupano del disagio in genere attorno ad un tavolo, affinchè si conoscano, si riconoscano e si sostengano [obbiettivo implicito]
Sostenersi non in senso economico o fisico, per niente. Sostenersi aiutando l’altro [con altro s'intende sempre l'"ente solidale" che aiuta] a fare autocritica, a rinnovare l’entusiasmo, a sostenere le difficoltà, a prevedere gli ostacoli.
Quello che capita più spesso è un pocesso osmotico tra il benefattore e il beneficiario, processo che rende il benefattore più simile al povero che sta aiutando e non il contrario [che sarebbe auspicabile].
Ed è così che il mondo del terzo settore si ripiega su stesso, quasi autoemarginandosi all’interno di una frammentazione contraddittoria con i risultati da raggiungere.
Con ciò non voglio dire che la soluzione ad ogni male sarebbe “la rete” tra le varie realtà [cooperative, associzioni, enti, fondazioni], ma che senza rete non si può avere una nuova visione del problema. Conosco senza dimora che sono senza dimora per professione e che hanno le tessere di numerosi servizi che usano in modo random. Un accavallamento, insomma, di solidarietà, aumenta la difficoltà ad autodeterminarsi. Quasi come una madre troppo possessiva impedisce lo sviluppo del figlio, così la nostra madre sociale è troppo concentrata sul proprio ruolo e non su quello dei cittadini.

Ragion per cui, questo sito, tenterà di raccogliere tutte le iniziative, almeno su Roma, che in questo periodo si stanno occupando della povertà. Iniziative che si accavalleranno, ovviamente, ma visto che per noi non c’è concorrenza, perchè non c’è profitto [economico] e non c’è un target [cliente] specifico a cui rivolegersi, segnaleremo tutto, anche ciò che si terrà in contemporanea con le nostre iniziative.
Perchè?
Non perchè siamo buoni, per niente, tutt’altro!
Ma perchè a Roma abitano 3milioni di persone e non si è mai abbastanza per diffondere una cultura della solidarietà.
Pensate: se i senza dimora fossero 100mila [vi assicuro: non lo sono] avrebbero 30 persone a testa in grado di autarle! 30 è un numero altissimo: una al giorno per un mese! Da questo banale ed inesatto conto emerge l’evidenza: la solidarietà non è una questione di numeri, di dati, di risorse materiali [non solo almeno], ma è un evidente questione di volontà!
Cominciamo a segnalare le attività della Caritas: CapitaleSolidale – comunicato stampa
«La solidarietà non è un vago sentimento di compassione, né si fonda su un sentimento di altruismo ingenuo, ma nasce dall’analisi della complessità sociale, dai guasti provocati dal sistema sociale disordinato, dal degrado morale e culturale provocato dalla legge del più forte, dalla carenza di etica collettiva.»
Don Luigi Di Liegro

di girolamo grammatico

Concorso letterario “La vita di una senza dimora”: votazioni aperte!

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Il coordinamento cittadino di Roma è lieto di annunciare che i giudici del concorso [Lankelot, Scrittori Precari e Terranullius] hanno selezionato i finalisti per la sezione Poesia e per la sezione Narrativa.
Ora è a voi che spetta scegliere il vincitore per sezione!
Come? Leggendo i testi e votando!
Come da bando, coloro che riceveranno il maggior numero di voti verranno letti il 17 ottobre 2010 in piazza dell’immacolata [RM].
Inutile sottolineare che il premio è simbolico, perchè un premio, per questo concorso, non esiste: nel momento stesso in cui avete iniziato a meditare sulla condizione dei senza dimora per scrivere il vostro elaborato, siete stati premiati dalla vostra coscienza.

Da Roma vi auguriamo una buona lettura! I vincitori saranno gli ennesimi simboli della nostra rivoluzione silenziosa.

Poesie
Peppino il vagabondo – William Sersanti
Per i tuoi sogni una moneta – Fiorella Fornasiero
Ballando nella notte – Davide Rocco
Le ali ardenti – Donatella Nardin
Stazione – Alessandra Cordedda
Non così ma sono – Meris Monzani
Artri tempi – Nino Menghi
Superstiti adattati ad una strada – Giampaolo Materazzo
Storia di Giacomino – Antonella Riccardi
Sento il vento soffiare – Satya Marino
Umidità – Sara Parzanese
Tra macerie e cartoni – Stephania Giacobone
Ponte Sisto – Luca Riccioni

Racconti
La bistecca – Maria Grazia Mattioli
Costi quel che costi – Annalisa Maitilasso
Cantami Toto Cutugno s’il vous plaît – Francesco Manfredi
Oro nero – Floriana Lenti
Negli sporchi panni di Maria – Flavia Montanaro
Ghiaccio e sabbia – Leo Todaro
La corsa di Isolina – Melania Ceccarelli
Domani non cambia tutto – Gennaro Lapadula
Light my fire – Michele Lancione
Ordinarie cronache – Simone Bernardini

Poesia e narrativa in concorso

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Cari volontari del web, ecco il primo concorso letterario che non premia gli scrittori, ma le coscienze. In occasione del decennale de La Notte dei senza dimora, potete, infatti, partecipare, con le vostre poesie e i vostri racconti, ad una nuova lettura della società degli “invisibili”. Lo scopo del concorso che vi proponiamo, infatti, è quello di sensibilizzare chi scrive impegnandolo nella riflessione sugli emarginati e di coinvolgere i lettori in questa grande meditazione virtuale fino alla data del 17 ottobre, momento in cui si passerà ad un’azione diretta: dormire in piazza in segno di protesta e condivisione.

Quindi leggete il bando, aprite un file word bianco e cimentatevi a guardare il mondo con gli occhi di chi vive sulla strada. Non è richiesta una capacità da nobel per partecipare, ma una normale sensibilità per le questioni sociali che ci affliggono!

Buona scrittura!