Undicesima edizione a Roma della Notte dei Senza Fissa Dimora, organizzata il 17 ottobre di ogni anno da un coordinamento cittadino di associazioni in concomitanza con la giornata Onu di lotta mondiale alla povertà. In piazza dell’Immacolata nel quartiere San Lorenzo, cittadini, volontari e persone senza fissa dimora hanno trascorso la notte insieme per dire no alla povertà e dare voce ai circa seimila homeless della città. Assente anche per questa edizione il Comune di Roma, che ha declinato l’invito a partecipare.
Servizio di Clara Gibellini
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“Senza dimora non si nasce ma si diventa”. Questo il messaggio gridato con forza dai volontari e dalle associazioni che hanno raccolto l’invito di Terre di Mezzo a organizzare, in occasione della Giornata mondiale Onu della Lotta alla Povertà, la Notte dei Senza Dimora a Roma. Ieri, l’evento che ha portato in piazza dell’Immacolata, a San Lorenzo, decine di persone a dormire, in segno di protesta, al fianco dei senzatetto per una notte. I volti e le storie senza dimora della dura legge della strada
“Informare, sensibilizzare e soprattutto condividere: sono questi gli obiettivi che per l’undicesimo anno consecutivo il coordinamento romano della Notte dei Senza Dimora si propone in occasione della Giornata mondiale Onu della Lotta alla Povertà, su invito di Terre di Mezzo”, ha spiegato Girolamo Grammatico dell’associazione La Casa di Cartone. “Essere poveri non è una colpa – ha precisato Grammatico – e di questi tempi, duri come la crisi impone, è un fatto che riguarda tutti. Il numero di persone che cadono in miseria è in continuo aumento, persone italiane e straniere che prima avevano una casa, una famiglia, affetti, un lavoro, oggi si ritrovano a vivere per strada, perché non hanno altro posto dove andare”. “Persone – ha continuato – non diverse da noi, come molti credono, ma più deboli e più sfortunate, che hanno fatto della strada la loro casa, non per volontà ma per necessità”.
Dunque, gente come noi e con gli stessi diritti, che tuttavia faticano a essere rispettati. Andrea Piquè fa parte dell’Avvocato di Strada Onlus Roma e anche quest’anno ha aderito all’appello di Terre di Mezzo per la Notte. “Siamo un gruppo di 30 avvocati – ha spiegato – che offrono assistenza legale e gratuita ai senza dimora”. Dal diritto civile a quello amministrativo e penale, ogni giovedì pomeriggio la Onlus fornisce alle persone in difficoltà la propria consulenza. “Sono tante – ha tenuto a sottolineare – quelle che si rivolgono a noi. Dal 2008 a oggi, ci siamo occupati di oltre 500 casi, la maggior parte risolti, altri ancora pendenti a causa delle lungaggini della macchina della giustizia”. In prevalenza stranieri, cittadini comunitari ed extracomunitari, “ma negli ultimi mesi sono moltissimi gli italiani che si sono rivolti a noi e questo è un dato di fatto che le istituzioni non possono ignorare”. Duro il commento di Grammatico sull’assenza dei rappresentanti dell’amministrazione capitolina all’evento. “Ancora una volta – ha accusato – il Campidoglio è assente, apprezziamo il gesto dell’assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso di scusarsi per la non presenza, ma questo non basta”. “La povertà – ha incalzato – deve far indignare anche le istituzioni, il cui impegno deve essere costante e continuo”. “L’assessore Belviso”, gli ha fatto eco Guido Capraro, assessore alle Politiche Sociali del III Municipio, che ha dato ospitalità alla manifestazione, “sarebbe stata la persona più autorevole a portare sostegno e solidarietà all’evento, ma la sua assenza risuona come un altro segnale di debolezza di questo Comune, a dimostrazione di come si portano avanti le politiche sociali in questa città: nel silenzio e nell’indifferenza più totale di tagli indiscriminati che colpiscono le fasce più deboli della società”.
In piazza, tanti i volti dei senza fissa dimora, protagonisti principali della manifestazione. Cinque tavolate per sedersi e condividere con gli altri la cena sociale preparata dalle associazioni del coordinamento romano della Notte. Difficilmente questi volti parlano della loro vita privata, dei motivi che li hanno condotti a vivere per strada. “L’unica cosa che vi basta sapere”, ha raccontato Pino, “è che da un giorno all’altro ci ritroviamo per strada, proprio come è successo a me”. Nella sua precedente vita Pino era un volontario del banco alimentare e operava per un’associazione di solidarietà sociale del modenese. Di origini sarde e siciliane, Pino ha girato quasi tutta l’Italia per lavoro, è stato ovunque, a Modena, Bologna, Milano, Roma, Viterbo. Poi la miseria, “quando vivi per strada – spiega – impari a farti i fatti tuoi, solo così puoi stare tranquillo nella consapevolezza che solo tu ti puoi aiutare, perché qui non ti regala niente nessuno”. Sono tanti i problemi da affrontare, a partire da quello per procurarsi da mangiare. “La Caritas – racconta con rabbia – è un postaccio, le condizioni in cui versano molte mense comunali sono al limite dell’accettabilità e non è sempre detto che arrivi a mangiare”. Per questo i senza dimora si arrangiano come possono. “Per mangiare bisogna trovare i soldi e per campare bisogna saperli gestire”, racconta Roberto, un uomo di 38 anni che vive per strada con Elizabheta, un’anziana moldava, ex badante, finita in disgrazia perché non le hanno più rinnovato il permesso di soggiorno. Insieme dicono di essere sposati, ma più semplicemente si danno una mano a vicenda. “Per vivere come facciamo noi – dice Roberto – devi darti da fare, devi arrangiarti come puoi, facendo anche i lavori più disparati”. Lui adesso fa volantinaggio, ma ha fatto anche il lavavetri. “Quando ho i soldi mi compro da mangiare, quando non li ho mi arrangio, come stasera per esempio”. E per dormire? “Mi basta una tettoia, una pensilina, l’importante è essere riparati dal freddo, dal gelo e dalla pioggia, per il resto me la sono sempre cavata”.
di Eleonora Farnisi
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Questo pomeriggio una delegazione di Insieme nelle Terre di mezzo onlus è stata ricevuta da Giovanna Zincone, consulente della Presidenza della Repubblica per i problemi della coesione sociale
MILANO – La Notte dei senza dimora al Quirinale: questo pomeriggio alle 16 una delegazione di Insieme nelle Terre di mezzo onlus è stata ricevuta da Giovanna Zincone, consulente della Presidenza della Repubblica per i problemi della coesione sociale. Insieme nelle Terre di mezzo è una delle associazioni che organizza la Notte a Milano. Oltre all’apprezzamento per l’iniziativa, che si svolge in 12 città, il consigliere del Presidente della Repubblica ha auspicato che possa estendersi ad altri comuni. Al Presidente Giorgio Napolitano la delegazione di Insieme nelle Terre di mezzo ha donato un sacco a pelo personalizzato con il logo della Notte dei senza dimora. (dp)
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[articolo del 17 ottobre 2011]
Molti di voi hanno visto e condiviso l’articolo di Paese Sera in cui Girolamo Grammatico rende nota la mail che inviò a nome del coordinamento all’assessore alle poliche sociali Sveva Belviso. In data 14 ottobre alle ore 19.37 lo stesso riceve la mail che segue in risposta alla sua. Le istituzioni hanno rotto il silenzio con il loro politichese, ma l’assenza rimane, almeno per ora. Noi continueremo ad invitarli, non ai banchetti lusureggianti a cui ci ha abituato il premier a villa certosa, ma a sporcarsi le mani con i cittadini che credeno nel dialogo e nel cambiamento. Perchè passando dalle stazioni delle più grandi città d’Italia possiamo ammirare tappeti umani che toglierebbero il sonno a chiunque ed è incredibile che lo tolgano poco o niente a chi ci governa e prende stipendi da favola.
Un caloroso grazie va alla giornalista Eleonora Farnisi, per l’impegno, l’entusiasmo e la professionalità. Fidatevi, non sono qualità così comuni come si crede!

Gentile Girolamo,
la ringrazio per il suo invito ma sono costretta, mia malgrado, a non poter partecipare con Lei e con i nostri amici alla serata del 17 ottobre a piazza dell’Immacolata dove, le assicuro, sarei intervenuta molto volentieri e con grande piacere.
Sono assolutamente d’accordo con Lei che il dialogo e lo scambio di opinioni sono alcune delle pratiche civili necessarie sulle quali basare ogni buona pratica di interazione fra cittadini, associazioni, volontari e amministrazioni sempre nell’ottica di un interscambio di idee e di valutazioni che siano incentrate sul principio essenziale della cura del prossimo e non su un’affermazione individuale del se.
Qualsiasi evento o intervento della collettività sociale improntato all’aiuto, all’ascolto o all’accoglienza di chi vive in uno stato di fragilità o disagio merita sempre un’ampia considerazione ed è per questo che desidero rivolgere a Lei e ai nostri amici un mio saluto sincero per questa serata.
L’anno prossimo, se riterrete opportuno invitarmi, sarà mio impegno essere lì con voi.
Ringraziandola ancora per il suo cortese invito, la saluto cordialmente.
A presto
Sveva Belviso
Un grazie di cuore per il bell’articolo a Pierfrancesco Palattella direttodel giornale La vera Cronaca

Dormire in piazza, una notte, sotto le stelle, per calarsi nella vita dei senza dimora e comprenderne più da vicino aspetti e problematiche; è questo lo scopo de ‘La notte dei senza dimora’ un’iniziativa molto interessante giunta alla sua undicesima edizione che si svolge ogni 17 Ottobre, giornata mondiale contro la povertà indetta dall’ Onu. Durante questa notte tutti i cittadini che lo vogliono, possono dormire all’aperto nella piazza di riferimento utilizzando sacchi a pelo e cartoni proprio come autentici homeless; il tutto per condividere e comprendere più a fondo la situazione di chi vive in queste condizioni, come ci spiega Girolamo Grammatico, volontario che lavora per i senza dimora e tra i coordinatori dell’ evento: “La Notte dei senza dimora è stata ideata 11 anni fa, la prima edizione si tenne a Milano; è una versione italiana dello ‘Sleep out’ che si fa in Europa e che ha una tradizione lunghissima. Infatti in molti paesi europei la contestazione si fa dormendo per strada; dato che il 17 Ottobre è la giornata mondiale contro la povertà indetta dall’Onu,in quella data da 10 anni focalizziamo l’attenzione sul disagio dei senza dimora; è un problema che ci portiamo dietro dagli anni ‘50 – ‘60, e che nonostante vari interventi di inclusione sociale non si è mai risolto.”
Importante sottolineare come l’evento, che è di portata nazionale ed ha iniziato a coinvolgere nel corso degli anni sempre più piazze italiane, sia totalmente gratuito e gestito da volontari che si riuniscono ed organizzano una notte tipo da presentare ai cittadini: “Quella notte ogni piazza che aderisce organizza un comitato cittadino, costituito da associazioni che si occupano di disagio, ed i volontari si riuniscono per organizzare un programma che comprende una cena sociale insieme ai senza dimora per strada, vari interventi di associazioni ed amministrazione, concerti. Alla mezzanotte tutti quelli che lo desiderano, muniti di sacchi a pelo, si fermano a dormire nella piazza proprio come fanno i senza tetto nella loro quotidianità. L’invito è rivolto soprattutto ai cittadini normali, non solo alle associazioni di volontariato.”
Coloro che decidono di dormire e provare questa esperienza riescono a calarsi per una notte nella realtà dei senza tetto ed a comprenderne più da vicino le problematiche: “La prima volta ho partecipato all’evento ero molto scettico – ci confida Girolamo Grammatico – lavoro da 11 anni per i senza dimora a Roma e mi sembrava un’ iniziativa poco utile; poi quando andai al lavoro, il giorno dopo aver dormito per strada, mi accorsi che avevo un affaticamento diverso dal normale, non come quello dovuto ad una qualunque notte insonne, mi facevano male tutte le ossa, ero molto più irascibile. Ecco, questa esperienza mi è servita a rivalutare un po’ tutto quanto.” L’unica pecca di questo evento, a giudicare dalle edizioni passate, sembra essere la ancora scarsa partecipazione della gente: “È un evento che c’è da 10 anni; l’affluenza è sempre stata consistente tuttavia quando arriva la mezzanotte ed il momento di restare a dormire all’aperto si è sempre molto pochi. Lo scorso anno eravamo solo 42, teniamo conto che a Londra quando si organizza uno ‘Sleep out’ si raggiungono le 300 / 400 persone che trascorrono la notte dormendo all’aperto.”
Ma come ci si avvicina a questo mondo ed in che modo si agisce per evitare di urtare la suscettibilità dei senza tetto? Ci spiega Grammatico: “Il metodo nostro è quello di scegliere una piazza dove dormono i senza dimora; un mese prima dell’ evento andiamo, una sera a settimana, in quella piazza a prendere contatti con loro, ci avviciniamo lentamente spiegandoli il nostro progetto, cercando sempre di non invadere il loro territorio e la loro privacy. Agendo così la cosa funziona, se avessimo operato organizzando tutto in un unica giornata, quella dell’evento, sarebbe stato un po’ come esercitare una violenza, una sorta di irruzione nel luogo dove questa gente vive.”
Un approccio graduale quindi, per non urtare la suscettibilità di chi vive in condizioni di emarginazione che potrebbe sentirsi sbalzato al centro dell’attenzione improvvisamente, dall’oggi al domani; il che rischierebbe di apparire come semplice operazione di facciata e non come un voler effettivamente risolvere i problemi. Operazione, quest’ ultima, nella quale spesso incappano le amministrazioni locali: “Le amministrazioni non dicono mai di no al progetto, però poi per ottenere quello che chiediamo, che non sono mai soldi ma bensì servizi, dobbiamo farci in quattro; la macchina burocratica rallenta sempre la buona volontà. Il sostegno formale ci è sempre arrivato, in piazza sono sempre venuti e due parole le hanno sempre dette; tuttavia il sostegno pieno non siamo mai riusciti ad averlo; l’impegno di trovare un punto di incontro, un dialogo con le associazioni per far si che questo sia un evento a lungo termine e non uno spot di una sera, quello è sempre mancato.”
Lo scopo dell’ evento, infatti, non è e non potrebbe essere quello di risolvere un problema così grande in una serata,ma è di metterlo in risalto agli occhi dell’ opinione pubblica, focalizzare la lente su un aspetto della società che non si può fingere di non vedere; a questa serata dovrebbero poi far seguito politiche adeguate e soluzioni efficaci: “questo evento non è risolutivo – conclude Girolamo Grammatico – serve a sensibilizzare i cittadini normali che non conoscono il problema o magari lo conoscono da lontano; la finalità è sensibilizzare, informare, condividere. Venire con noi e trascorrere una notte dormendo per la strada è un modo efficace per calarsi nei panni di questa gente in modo da comprenderne meglio la drammaticità della situazione e magari cambiare atteggiamento nei loro confronti.”
Un antico proverbio dei Pellerossa, gli indiani nativi d’America, recitava: prima di giudicare un uomo, cammina per tre lune nelle sue scarpe.
Un appello alle realtà sociali: carta, penna e storie di vita. Anche Redattore Sociale parla di noi
ROMA – Un concorso di narrativa e poesia per riflettere sulla questione di chi non ha casa: ecco la novità della “Notte dei senza dimora”, giunta quest’anno alla sua decima edizione. I partecipanti al concorso dovranno narrare, in prosa o rima, la vita di una persona senza dimora. Le prime cinque opere selezionate verranno incluse in un’antologia scaricabile on-line, il cui ricavato servirà per finanziare la manifestazione, e le due opere premiate saranno lette durante l’evento. “Nel corso degli anni ci siamo avvalsi di vari strumenti per promuovere la manifestazione: arte di strada, teatro, mostre fotografiche – spiega Girolamo Grammatico, volontario della Casa di Cartone, una delle associazioni che partecipano al coordinamento per la Notte dei senza dimora. – Quest’anno abbiamo pensato a una maggiore partecipazione dei cittadini. Da qui l’idea di coinvolgerli in un percorso di riflessione, culminante nella produzione di racconti sulla vita di un senza dimora”. “Non ci sono premi – sottolinea Grammatico –. L’obiettivo della Notte è informare e sensibilizzare i cittadini, e così anche quello del concorso: far sì che le persone che partecipano prendano consapevolezza della situazione di chi vive in strada”.
La manifestazione nasce a Milano nel 2000: prendendo spunto dall’Euro-sleep out, meeting nato negli anni ’90, Terre di Mezzo Onlus realizza la prima Notte dei senza dimora, in cui i cittadini, muniti di cuscini e sacco a pelo, si organizzano per dormire all’aperto. L’anno successivo l’iniziativa si allarga a Roma, coinvolgendo poi le piazze delle principali città italiane che, ogni 17 ottobre nella Giornata mondiale contro la povertà indetta dall’ Onu, vedono la presenza di numerosi cittadini pronti a dormire all’addiaccio. Alla base dell’iniziativa l’idea che la condivisione, anche se solo per una notte, di una situazione di precarietà abitativa avvicina i cittadini alle problematiche dei senza dimora, contribuendo a vincere timori e pregiudizi. Con il concorso, si vuole far sperimentare questa nuova prospettiva anche a chi, eventualmente, non dormirà in piazza il 17 ottobre prossimo, “ma avrà fatto comunque, scrivendo, delle proprie riflessioni sulla tematica – aggiunge Grammatico. – Nell’Anno europeo della lotta alla povertà – conclude il volontario – la sensibilizzazione appare sempre più importante, in un contesto di scarsità sia di fondi istituzionali sia di partecipazione cittadina”.
I lavori dovranno essere presentati entro il 12 settembre. Bando e informazioni al sito www.lanottedeisenzadimora.it/concorso-letterario/ (Serena Chiodo)
La scrittrice Igiaba Scego parla di poi su L’UNITA’!
È nato un premio letterario che non premia nessuno. Non si vince nemmeno una spilla. Però a ben vedere è uno dei premi italiani più belli. Il concorso, la notte dei senza dimora (alla sua prima edizione: http://www.lanottedeisenzadimora.it/concorso-letterario/) è indirizzato a penne sovversive che si vogliono cimentare nel descrivere la vita di un homeless. «Si premiano solo le coscienze dei partecipanti», ci dice Girolamo Grammatico operatore sociale. «La poesia e il racconto giudicati vincitori saranno letti in piazza il 17 ottobre, in occasione della notte dei senza dimora. Per partecipare c’è tempo fino al 12 settembre». La notte di cui parla Girolamo nasce a Milano da un’idea di Terre di Mezzo in concomitanza con la giornata mondiale contro la povertà. A Roma si celebrerà quest’anno la decima edizione. Durante questa notte volontari e operatori sociali informano l’opinione pubblica su cosa significa essere senza dimora. «Abbiamo intenzione tra volontari, operatori e chiunque vorrà di fare uno sleep out, ossia impegnarci a dormire in piazza in segno di protesta e condivisione» – dice Girolamo- «ma non pensate al bivacco. Dopo mezzanotte ognuno prende il suo sacco a pelo, si sta zitti e si dorme. Per mettersi nei panni di chi lo fa per bisogno. Dormire con la gente che ti passa accanto, con i rumori, con la paura. E il giorno dopo si deve andare a lavoro o all’università senza passare da casa. Con la puzza addosso, il sacco a pelo sotto le ascelle e una faccia gonfia». Anche il concorso letterario (coordinato da Morgan Palmas) mira ad aumentare l’informazione sul tema. Su Facebook i partecipanti ricevono quotidianamente piccole pillole per eliminare i luoghi comuni. Non vincere nulla, alla luce di tutto questo, è il premio migliore che ci sia. Si vince quell’umanità che spesso ci manca.




